MILAZZO — Un grande appuntamento con la cultura e il giornalismo italiano accende la serata di oggi, sabato 4 luglio 2026, a Milazzo. Il Milazzo Cult Festival ospita Serena Bortone, nota giornalista e conduttrice RAI, che presenterà al pubblico il suo romanzo intitolato “Le dirimpettaie”.L’incontro si terrà alle ore 18:30 nella suggestiva cornice dell’Atrio del Carmine. A dialogare con l’autrice sarà Rossana Franzone,L’ingresso all’evento è completamente gratuito.Un viaggio nella Roma degli anni SessantaAl centro della serata ci saranno le pagine de “Le dirimpettaie”, un’opera intensa che esplora la solidarietà e i legami femminili. La storia è ambientata nel quartiere Talenti di Roma durante gli anni Sessanta e segue le vite di diverse donne che condividono lo stesso pianerottolo.Attraverso i loro destini incrociati, il romanzo racconta la ricerca di emancipazione, il desiderio di libertà e il modo in cui queste figure femminili ridefiniscono il concetto di famiglia e il ruolo della donna nella società dell’epoca.L’evento di stasera rappresenta un’importante occasione per riflettere sull’evoluzione della condizione femminile in Italia, guidati dal punto di vista acuto di una delle professioniste più apprezzate del panorama informativo nazionale.
Le dirimpettaie di Serena Bortone offre un potente parallelo con l’evoluzione della rappresentazione femminile nel cinema italiano degli anni Sessanta. Mentre il libro esplora una “rivoluzione silenziosa” e intima che ridefinisce il concetto di famiglia e libertà, la cinematografia dell’epoca oscillava tra stereotipi tradizionali e i primi barlumi di emancipazione.
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- La coralità dello spazio comune (Il pianerottolo come set): Nel libro, il pianerottolo del quartiere Talenti è il palcoscenico in cui le vite di Tina, Gabriella e Maria si intrecciano. Questo espediente ricorda la struttura dei film della Commedia all’italiana ambientati nei grandi condomini romani del boom economico, dove lo spazio condiviso fungeva da microcosmo sociale. Tuttavia, mentre il cinema dell’epoca usava spesso questi spazi per fini satirici o grotteschi guidati da registi uomini, il romanzo di Bortone sposta il baricentro interamente sullo sguardo e sulla solidarietà intima delle donne.
- Il superamento dello stereotipo della “moglie devota”: Negli anni ’60, il cinema mainstream relegava spesso le donne a ruoli di madri sacrificali o di oggetti del desiderio (come nella narrazione della Dolce Vita o nei film di genere). Al contrario, le protagoniste del romanzo mostrano l’ambivalenza della maternità e l’ipocrisia del “buon matrimonio” borghese. Questo contrasto si allinea maggiormente con il cinema d’autore più progressista dell’epoca — come le prime opere di Liliana Cavani o il cinema di Michelangelo Antonioni (si pensi all’alienazione femminile in L’eclisse o Il deserto rosso) — focalizzato sul disagio interiore della donna moderna e borghese intrappolata in ruoli rigidi. [
- Dall’individualismo alla sorellanza: Gran parte del cinema italiano di quegli anni raccontava l’emancipazione attraverso la figura della donna “emancipata ma isolata” o punita dalla morale comune. Le dirimpettaie, invece, capovolge questa solitudine: la ricerca di libertà non è un percorso individuale e tragico, ma un processo collettivo alimentato dalla complicità e dalle confidenze quotidiane. La solidarietà femminile diventa l’unico vero ammortizzatore sociale capace di scardinare il patriarcato prima ancora delle grandi leggi storiche (come il divorzio o la riforma del diritto di famiglia).
- L’eco del cinema contemporaneo nello stile: Sebbene ambientato negli anni ’60, lo spirito del libro richiama da vicino operazioni cinematografiche contemporanee di riscoperta storica (come il successo di Paola Cortellesi con C’è ancora domani). Entrambe le opere scelgono di non dare voce ai grandi eventi macroscopici, ma alle dinamiche domestiche e silenziose che hanno preparato il terreno per i movimenti femministi successivi.








