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Milazzo: Estate della Pro Loco , giovedi 25 giugno incontro con Lirio Abbate (gionalista )

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Continuano gli incontri letterari della Pro Loco di Milazzo del presidente Pasquale  Saltalamacchia . Giovedi 25 giugno 2026, alle ore 18:00 sarà presentato  il  saggio “I diari del boss. Parole, segreti e omissioni di Matteo Messina Denaro” (edito da Rizzoli)  un’opera del giornalista d’inchiesta Lirio Abbate.
Attraverso appunti scritti a mano tra il 2003 e il 2016, il libro svela l’intimità e lLirio Abbate a mentalità manipolatrice dell’ex superlatitante, offrendo uno spaccato inedito sulla sua vita, la famiglia e la visione distorta della realtà.
Il testo mette in luce diversi aspetti specifici della figura del boss:
I diari privati: nei suoi quaderni, il capomafia affronta riflessioni personali, pensieri sulla morte e lettere intime indirizzate alla figlia, che svelano il suo tentativo di imporre una propria narrazione mediatica agli eventi.
Negli scritti si legge :
«Durante la mia vita ho imparato a non credere più in Dio e nel mio prossimo, a non sperare più, per non essere più deluso. Dio può venire a cercarmi, se vuole; se non vuole, finirà forse per restare solo, un giorno.»
Queste parole  scritte da Matteo Messina Denaro ,  un passaggio centrale rinvenuto nei suoi pizzini (e nei diari segreti sequestrati dal ROS dopo il suo arresto nel gennaio 2023). Dietro queste parole si nasconde la chiave della sua struttura psicologica, ideologica e intima durante i trent’anni di latitanza.
Ecco cosa rivelano davvero:
Il boss esprime un totale rifiuto dei valori tradizionali. Non c’è traccia della classica “devozione” distorta o della retorica pseudo-religiosa che spesso ha caratterizzato altri capi di Cosa Nostra (come Bernardo Provenzano, che riempiva i pizzini di citazioni bibliche e benedizioni). Messina Denaro si professava apertamente ateo e distaccato da ogni spiritualità.
L’affermazione di non credere più nel prossimo mostra il muro di totale diffidenza e isolamento in cui ha vissuto. Per un latitante ricercato in tutto il mondo, il “prossimo” era un potenziale traditore. Questo totale cinismo serviva a giustificare a se stesso la spietatezza delle sue azioni e la solitudine forzata.
Messina Denaro, forse vuole  completamente ribaltare  il rapporto tra uomo e divino. Non è la creatura che cerca il Creatore per chiedere perdono, ma è l’uomo che sfida Dio, ponendosi quasi su un piano di parità o di superiorità, arrivando a minacciarlo di un isolamento cosmico. Queste righe nascondono il tentativo di nobilitare come “filosofia esistenziale” quella che in realtà era la cupa e spietata realtà di un criminale costretto a vivere nell’ombra, che rifiutava ogni forma di pentimento o di sottomissione a una legge umana o divina.
Un boss e i suoi diari privati, quelli che Matteo Messina Denaro chiamava «i libriccini». Dentro, vergati con uno stampatello preciso, ordinato, quasi ossessivo, pensieri e riflessioni, sfoghi, appunti, ricordi. E soprattutto, come da dedica, una sorta di lunga e tumultuosa corrispondenza a senso unico con la figlia Lorenza che non ha mai conosciuto.
È su questo materiale unico, ritrovato in una perquisizione dopo l’arresto del padrino, che Lirio Abbate affonda il suo sguardo da cronista ed esperto di mafie, lui che al boss di Castelvetrano ha dedicato decine di articoli, inchieste, libri.
 Per cercare di dare un senso e una composizione a un flusso di parole dal quale emerge un ritratto inedito e privato – per quanto manipolato ad arte dal suo stesso autore – di una delle figure più oscure della storia criminale non solo italiana.
A due anni dall’arresto del latitante di mafia, il Lirio Abbate si inoltra nel suo legame a distanza con la figlia, nei rapporti con la famiglia di origine e con il padre, con le amanti, il sesso e gli amici; con la giustizia, l’onore e la religione. Nei misteri del lato più intimo e segreto di un uomo che si descrive fondamentalmente solo e in guerra.
Un viaggio negli anni della latitanza dello stragista ricercato per trent’anni in tutto il mondo, un documento eccezionale analizzato con la guida e la perizia del grande giornalista d’inchiesta. Matteo Messina Denaro, l’ultimo padrino corleonese libero che non ha mai parlato, lo fa per la prima volta: «Le persone non restano uguali per tutta la vita, io sono cambiato. Che non significa che sia pentito di qualcosa o che rinneghi il mio passato. Questo non accadrà mai».(da credenti affidiamo la sua anima a Dio e l’eterno Rip)
Libri di Lirio Abbate
Lirio Abbate1971, Castelbuono Lirio Abbate, siciliano, si occupa prevalentemente di attualità ed è autore di esclusive inchieste su corruzione e mafie. Scrive anche per il cinema e la televisione. Reporters sans frontières lo ha inserito fra i «100 eroi dell’informazione» nel mondo. Con Peter Gomez ha scritto I complici (2007), con Marco Lillo I re di Roma (2015), con Marco Tullio Giordana Il rosso & il nero (2019). Per Rizzoli ha pubblicato Fimmine ribelli (2013, da cui è stato tratto il film Una femmina, presentato al Festival di Berlino nel 2022) e i bestseller La lista. Il ricatto alla Repubblica di Massimo Carminati (2017), U siccu. Matteo Messina Denaro: l’ultimo capo dei capi (2020), Faccia da mostro (2021), Stragisti (2023), Demoni (2024). Caporedattore a «la Repubblica», è stato direttore del settimanale «L’Espresso».
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Continuano gli incontri letterari della Pro Loco di Milazzo del presidente Pasquale  Saltalamacchia . Giovedi 25 giugno 2026, alle ore 18:00 sarà presentato  il  saggio “I diari del boss. Parole, segreti e omissioni di Matteo Messina Denaro” (edito da Rizzoli)  un’opera del giornalista d’inchiesta Lirio Abbate.
Attraverso appunti scritti a mano tra il 2003 e il 2016, il libro svela l’intimità e lLirio Abbate a mentalità manipolatrice dell’ex superlatitante, offrendo uno spaccato inedito sulla sua vita, la famiglia e la visione distorta della realtà.
Il testo mette in luce diversi aspetti specifici della figura del boss:
I diari privati: nei suoi quaderni, il capomafia affronta riflessioni personali, pensieri sulla morte e lettere intime indirizzate alla figlia, che svelano il suo tentativo di imporre una propria narrazione mediatica agli eventi.
Negli scritti si legge :
«Durante la mia vita ho imparato a non credere più in Dio e nel mio prossimo, a non sperare più, per non essere più deluso. Dio può venire a cercarmi, se vuole; se non vuole, finirà forse per restare solo, un giorno.»
Queste parole  scritte da Matteo Messina Denaro ,  un passaggio centrale rinvenuto nei suoi pizzini (e nei diari segreti sequestrati dal ROS dopo il suo arresto nel gennaio 2023). Dietro queste parole si nasconde la chiave della sua struttura psicologica, ideologica e intima durante i trent’anni di latitanza.
Ecco cosa rivelano davvero:
Il boss esprime un totale rifiuto dei valori tradizionali. Non c’è traccia della classica “devozione” distorta o della retorica pseudo-religiosa che spesso ha caratterizzato altri capi di Cosa Nostra (come Bernardo Provenzano, che riempiva i pizzini di citazioni bibliche e benedizioni). Messina Denaro si professava apertamente ateo e distaccato da ogni spiritualità.
L’affermazione di non credere più nel prossimo mostra il muro di totale diffidenza e isolamento in cui ha vissuto. Per un latitante ricercato in tutto il mondo, il “prossimo” era un potenziale traditore. Questo totale cinismo serviva a giustificare a se stesso la spietatezza delle sue azioni e la solitudine forzata.
Messina Denaro, forse vuole  completamente ribaltare  il rapporto tra uomo e divino. Non è la creatura che cerca il Creatore per chiedere perdono, ma è l’uomo che sfida Dio, ponendosi quasi su un piano di parità o di superiorità, arrivando a minacciarlo di un isolamento cosmico. Queste righe nascondono il tentativo di nobilitare come “filosofia esistenziale” quella che in realtà era la cupa e spietata realtà di un criminale costretto a vivere nell’ombra, che rifiutava ogni forma di pentimento o di sottomissione a una legge umana o divina.
Un boss e i suoi diari privati, quelli che Matteo Messina Denaro chiamava «i libriccini». Dentro, vergati con uno stampatello preciso, ordinato, quasi ossessivo, pensieri e riflessioni, sfoghi, appunti, ricordi. E soprattutto, come da dedica, una sorta di lunga e tumultuosa corrispondenza a senso unico con la figlia Lorenza che non ha mai conosciuto.
È su questo materiale unico, ritrovato in una perquisizione dopo l’arresto del padrino, che Lirio Abbate affonda il suo sguardo da cronista ed esperto di mafie, lui che al boss di Castelvetrano ha dedicato decine di articoli, inchieste, libri.
 Per cercare di dare un senso e una composizione a un flusso di parole dal quale emerge un ritratto inedito e privato – per quanto manipolato ad arte dal suo stesso autore – di una delle figure più oscure della storia criminale non solo italiana.
A due anni dall’arresto del latitante di mafia, il Lirio Abbate si inoltra nel suo legame a distanza con la figlia, nei rapporti con la famiglia di origine e con il padre, con le amanti, il sesso e gli amici; con la giustizia, l’onore e la religione. Nei misteri del lato più intimo e segreto di un uomo che si descrive fondamentalmente solo e in guerra.
Un viaggio negli anni della latitanza dello stragista ricercato per trent’anni in tutto il mondo, un documento eccezionale analizzato con la guida e la perizia del grande giornalista d’inchiesta. Matteo Messina Denaro, l’ultimo padrino corleonese libero che non ha mai parlato, lo fa per la prima volta: «Le persone non restano uguali per tutta la vita, io sono cambiato. Che non significa che sia pentito di qualcosa o che rinneghi il mio passato. Questo non accadrà mai».(da credenti affidiamo la sua anima a Dio e l’eterno Rip)
Libri di Lirio Abbate
Lirio Abbate1971, Castelbuono Lirio Abbate, siciliano, si occupa prevalentemente di attualità ed è autore di esclusive inchieste su corruzione e mafie. Scrive anche per il cinema e la televisione. Reporters sans frontières lo ha inserito fra i «100 eroi dell’informazione» nel mondo. Con Peter Gomez ha scritto I complici (2007), con Marco Lillo I re di Roma (2015), con Marco Tullio Giordana Il rosso & il nero (2019). Per Rizzoli ha pubblicato Fimmine ribelli (2013, da cui è stato tratto il film Una femmina, presentato al Festival di Berlino nel 2022) e i bestseller La lista. Il ricatto alla Repubblica di Massimo Carminati (2017), U siccu. Matteo Messina Denaro: l’ultimo capo dei capi (2020), Faccia da mostro (2021), Stragisti (2023), Demoni (2024). Caporedattore a «la Repubblica», è stato direttore del settimanale «L’Espresso».
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