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Terremoto all’ARS: bocciato il terzo mandato per i sindaci. Maggioranza in frantumi, le opposizioni chiedono le dimissioni di Schifani

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L’Assemblea Regionale Siciliana si trasforma in un campo di battaglia politico. Con un esito che va ben oltre la singola norma, l’Aula ha respinto il disegno di legge sul terzo mandato per i sindaci dei comuni fino a 15 mila abitanti. I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: 43 voti contrari e solo 18 favorevoli. Una disfatta per il governo guidato da Renato Schifani, che vede affondare sotto i colpi del voto segreto un provvedimento considerato strategico.

Lo schiaffo del “Franchi Tiratori”

La bocciatura ha innescato una reazione a catena. Il dato politico è lampante: la maggioranza si è liquefatta nel segreto dell’urna. Cateno De Luca, leader di Sud Chiama Nord, ha parlato apertamente di “crisi politica” e di uno schiaffo senza precedenti:

«La verità è sotto gli occhi di tutti: questo Parlamento ha appena inflitto l’ennesimo schiaffo al governo Schifani. Con 43 voti contrari è evidente che il governo non ha più i numeri e che una parte consistente della sua stessa maggioranza vota contro».

De Luca ha poi rincarato la dose sulla gestione della giunta, definendo “stucchevole” lo spettacolo di un esecutivo senza gli assessori alle Autonomie Locali e alla Famiglia da ormai quattro mesi.

Dalle file del Partito Democratico, il vicepresidente del gruppo Mario Giambonasottolinea come si sia aperta una “voragine” tra governo e Parlamento: «La Sicilia rimane ferma, mentre le riforme restano sulla carta. Il governo prenda atto della situazione e rassegni le dimissioni».

Non meno duro il Movimento 5 Stelle. Il capogruppo Antonio De Luca parla di una maggioranza “letteralmente liquefatta”, mentre il vicepresidente dell’ARS Nuccio Di Paola definisce il voto come «l’ennesimo disastro della destra che antepone logiche personalistiche alle reali esigenze dei siciliani». L’invito dei pentastellati a Schifani è drastico: «Abbia un sussulto di orgoglio e stacchi la spina a questo esecutivo in coma profondo».

Oltre lo scontro politico, emerge la questione istituzionale sollevata da ANCI Sicilia. Il presidente Paolo Amenta e il segretario Mario Emanuele Alvano pongono un interrogativo sull’utilità dell’autonomia regionale in materia di enti locali quando questa produce norme in contrasto con l’impianto nazionale:

«È utile mantenere una specialità che produce conflitti interpretativi e contenziosi? Serve un adeguamento sistematico alle norme nazionali».

Analisi: Un governo sotto assedio

La bocciatura del terzo mandato non è solo un incidente di percorso, ma il sintomo di una “faida interna” che rischia di paralizzare l’Isola. Per la seconda volta in poche settimane, il governo viene tradito dai propri parlamentari, lasciando Schifani in una posizione di estrema difficoltà.

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L’Assemblea Regionale Siciliana si trasforma in un campo di battaglia politico. Con un esito che va ben oltre la singola norma, l’Aula ha respinto il disegno di legge sul terzo mandato per i sindaci dei comuni fino a 15 mila abitanti. I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: 43 voti contrari e solo 18 favorevoli. Una disfatta per il governo guidato da Renato Schifani, che vede affondare sotto i colpi del voto segreto un provvedimento considerato strategico.

Lo schiaffo del “Franchi Tiratori”

La bocciatura ha innescato una reazione a catena. Il dato politico è lampante: la maggioranza si è liquefatta nel segreto dell’urna. Cateno De Luca, leader di Sud Chiama Nord, ha parlato apertamente di “crisi politica” e di uno schiaffo senza precedenti:

«La verità è sotto gli occhi di tutti: questo Parlamento ha appena inflitto l’ennesimo schiaffo al governo Schifani. Con 43 voti contrari è evidente che il governo non ha più i numeri e che una parte consistente della sua stessa maggioranza vota contro».

De Luca ha poi rincarato la dose sulla gestione della giunta, definendo “stucchevole” lo spettacolo di un esecutivo senza gli assessori alle Autonomie Locali e alla Famiglia da ormai quattro mesi.

Dalle file del Partito Democratico, il vicepresidente del gruppo Mario Giambonasottolinea come si sia aperta una “voragine” tra governo e Parlamento: «La Sicilia rimane ferma, mentre le riforme restano sulla carta. Il governo prenda atto della situazione e rassegni le dimissioni».

Non meno duro il Movimento 5 Stelle. Il capogruppo Antonio De Luca parla di una maggioranza “letteralmente liquefatta”, mentre il vicepresidente dell’ARS Nuccio Di Paola definisce il voto come «l’ennesimo disastro della destra che antepone logiche personalistiche alle reali esigenze dei siciliani». L’invito dei pentastellati a Schifani è drastico: «Abbia un sussulto di orgoglio e stacchi la spina a questo esecutivo in coma profondo».

Oltre lo scontro politico, emerge la questione istituzionale sollevata da ANCI Sicilia. Il presidente Paolo Amenta e il segretario Mario Emanuele Alvano pongono un interrogativo sull’utilità dell’autonomia regionale in materia di enti locali quando questa produce norme in contrasto con l’impianto nazionale:

«È utile mantenere una specialità che produce conflitti interpretativi e contenziosi? Serve un adeguamento sistematico alle norme nazionali».

Analisi: Un governo sotto assedio

La bocciatura del terzo mandato non è solo un incidente di percorso, ma il sintomo di una “faida interna” che rischia di paralizzare l’Isola. Per la seconda volta in poche settimane, il governo viene tradito dai propri parlamentari, lasciando Schifani in una posizione di estrema difficoltà.

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