Per la terza volta, la Suprema Corte interviene sulla maxi-confisca di beni a Santa Lucia del Mela. Il verdetto dei giudici romani azzera il decreto e rimanda gli atti a Messina: il patrimonio resta in bilico.
Non c’è ancora la parola “fine” sulla complessa vicenda giudiziaria che vede al centro Pietro Nicola Mazzagatti e il suo ingente patrimonio. Con una decisione arrivata il 16 aprile scorso, la prima sezione della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento di confisca, rispedendo per l’ennesima volta il dossier sui tavoli della Corte d’Appello di Messina.
Un rimpallo giudiziario infinito
Quello appena conclusosi a Roma è il terzo ricorso della serie, un segnale di quanto la materia sia complessa e dibattuta sotto il profilo del diritto. I giudici della Suprema Corte (procedimento n. 42809 del 2025) hanno accolto le tesi della difesa, rappresentata dai legali Franco Coppi e Sebastiano Campanella, disponendo che un nuovo collegio di secondo grado torni a valutare nel merito la legittimità del sequestro.
Il patrimonio conteso
Al centro della contesa c’è un vero e proprio impero economico con base a Santa Lucia del Mela, che negli anni era stato colpito da pesanti decreti di prevenzione. Il “tesoro” oggetto del contenzioso comprende:
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Numerose società commerciali;
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Un vasto parco di immobili e terreni;
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Veicoli e complessi rapporti finanziari.
In precedenza, la Sezione Misure di Prevenzione della Corte d’Appello messinese aveva confermato la confisca, ritenendo che quel patrimonio fosse riconducibile ad attività illecite. Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto che tale decreto non fosse granitico, rilevando vizi che hanno portato all’annullamento.
Cosa succede ora?
Con questo annullamento, la posizione di Mazzagatti torna sotto i riflettori dei giudici peloritani. La Corte d’Appello di Messina dovrà ora fissare una nuova udienza per riesaminare l’intero impianto accusatorio e difensivo, seguendo le indicazioni fornite dagli ermellini.
Si tratta di un passaggio fondamentale: per la difesa è la conferma che le argomentazioni proposte hanno fatto breccia nella legittimità, mettendo in discussione la solidità delle prove che avevano portato al blocco dei beni. La partita per la gestione delle imprese e delle proprietà immobiliari, dunque, resta ancora apertissima.







