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Sicilia: FdI e Lega fanno scudo sugli assessori indagati

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PALERMO – Non è solo una questione di poltrone, ma di tenuta politica e barriere garantiste. Il rimpasto della Giunta Schifani, atteso ormai da mesi, si è trasformato in un complesso rompicapo dove i destini dei singoli assessori si intrecciano con le inchieste giudiziarie, creando uno stallo che nessuno, nel centrodestra, sembra intenzionato a sbloccare.

Il patto del silenzio sulla “Questione Morale”

Al centro della tempesta ci sono due nomi pesanti: Elvira Amata (Fratelli d’Italia) e Luca Sammartino (Lega). La titolare del Turismo dovrà rispondere a settembre di un’accusa di corruzione a Palermo; il “re delle preferenze” della Lega è anch’egli a processo per corruzione in un’altra indagine.

Nonostante l’ombra delle procure, i partiti di appartenenza non arretrano:

  • Fratelli d’Italia: Mentre Arianna Meloni e Giovanni Donzelli si preparano a incontrare la classe dirigente siciliana a Enna, dai vertici dell’Ars trapela certezza. La Amata resta al suo posto. Una sua caduta aprirebbe una falla nel “fortino” meloniano, mettendo potenzialmente in discussione anche la presidenza di Gaetano Galvagno a Sala d’Ercole, pure lui sotto inchiesta.

  • Lega: Il segretario regionale Nino Germanà è stato perentorio: “L’assessore non si tocca, perché si scrive Sammartino e si legge Lega”. Un veto incrociato che blinda la giunta: se cade uno, deve cadere l’altro per una sorta di “par condicio” interna.

La strategia di Schifani e la corsa contro il tempo

Il Presidente della Regione, Renato Schifani, osserva con un misto di pragmatismo e rammarico. Pur mantenendo una linea garantista, da Palazzo d’Orléans filtra insoddisfazione per la gestione del Turismo dopo il caso Cannes. Tuttavia, Schifani ha fretta.

Il termine ultimo è il 30 aprile. Dal 1° maggio, infatti, scatterà il blocco delle assunzioni per il personale esterno a causa della mancata approvazione del rendiconto 2025. Per definire i nuovi staff e i gabinetti, i nuovi assessori devono giurare entro mercoledì prossimo.

I tasselli del rimpasto

Se i big indagati restano saldi, il rimpasto si ridurrà probabilmente a una redistribuzione delle deleghe vacanti:

  • Lavoro e Funzione Pubblica: Le deleghe tolte alla DC (dopo l’inchiesta su Totò Cuffaro) torneranno in quota partitica. Il Lavoro dovrebbe tornare agli scudocrociati, mentre la Funzione Pubblica passerebbe all’Mpa.

  • I Tecnici: In bilico la Salute, dove Giovanna Volo potrebbe cedere il passo a un profilo di Forza Italia (o al meloniano Aricò). Sembra invece destinato alla riconferma Alessandro Dagnino all’Economia: con una manovra da 400 milioni a luglio e la Finanziaria alle porte, cambiare il timoniere dei conti sarebbe considerato un suicidio politico.

Una stabilità di vetro

Il “castello” Schifani sembra dunque destinato a reggere, ma le fondamenta appaiono fragili. La scelta di difendere a oltranza gli indagati blinda il governo nel breve periodo, ma lascia aperta una voragine d’immagine in vista della fine della legislatura. La periferia politica osserva, mentre i palazzi del potere siciliano scelgono di dare priorità alla continuità burocratica rispetto all’opportunità politica.

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PALERMO – Non è solo una questione di poltrone, ma di tenuta politica e barriere garantiste. Il rimpasto della Giunta Schifani, atteso ormai da mesi, si è trasformato in un complesso rompicapo dove i destini dei singoli assessori si intrecciano con le inchieste giudiziarie, creando uno stallo che nessuno, nel centrodestra, sembra intenzionato a sbloccare.

Il patto del silenzio sulla “Questione Morale”

Al centro della tempesta ci sono due nomi pesanti: Elvira Amata (Fratelli d’Italia) e Luca Sammartino (Lega). La titolare del Turismo dovrà rispondere a settembre di un’accusa di corruzione a Palermo; il “re delle preferenze” della Lega è anch’egli a processo per corruzione in un’altra indagine.

Nonostante l’ombra delle procure, i partiti di appartenenza non arretrano:

  • Fratelli d’Italia: Mentre Arianna Meloni e Giovanni Donzelli si preparano a incontrare la classe dirigente siciliana a Enna, dai vertici dell’Ars trapela certezza. La Amata resta al suo posto. Una sua caduta aprirebbe una falla nel “fortino” meloniano, mettendo potenzialmente in discussione anche la presidenza di Gaetano Galvagno a Sala d’Ercole, pure lui sotto inchiesta.

  • Lega: Il segretario regionale Nino Germanà è stato perentorio: “L’assessore non si tocca, perché si scrive Sammartino e si legge Lega”. Un veto incrociato che blinda la giunta: se cade uno, deve cadere l’altro per una sorta di “par condicio” interna.

La strategia di Schifani e la corsa contro il tempo

Il Presidente della Regione, Renato Schifani, osserva con un misto di pragmatismo e rammarico. Pur mantenendo una linea garantista, da Palazzo d’Orléans filtra insoddisfazione per la gestione del Turismo dopo il caso Cannes. Tuttavia, Schifani ha fretta.

Il termine ultimo è il 30 aprile. Dal 1° maggio, infatti, scatterà il blocco delle assunzioni per il personale esterno a causa della mancata approvazione del rendiconto 2025. Per definire i nuovi staff e i gabinetti, i nuovi assessori devono giurare entro mercoledì prossimo.

I tasselli del rimpasto

Se i big indagati restano saldi, il rimpasto si ridurrà probabilmente a una redistribuzione delle deleghe vacanti:

  • Lavoro e Funzione Pubblica: Le deleghe tolte alla DC (dopo l’inchiesta su Totò Cuffaro) torneranno in quota partitica. Il Lavoro dovrebbe tornare agli scudocrociati, mentre la Funzione Pubblica passerebbe all’Mpa.

  • I Tecnici: In bilico la Salute, dove Giovanna Volo potrebbe cedere il passo a un profilo di Forza Italia (o al meloniano Aricò). Sembra invece destinato alla riconferma Alessandro Dagnino all’Economia: con una manovra da 400 milioni a luglio e la Finanziaria alle porte, cambiare il timoniere dei conti sarebbe considerato un suicidio politico.

Una stabilità di vetro

Il “castello” Schifani sembra dunque destinato a reggere, ma le fondamenta appaiono fragili. La scelta di difendere a oltranza gli indagati blinda il governo nel breve periodo, ma lascia aperta una voragine d’immagine in vista della fine della legislatura. La periferia politica osserva, mentre i palazzi del potere siciliano scelgono di dare priorità alla continuità burocratica rispetto all’opportunità politica.

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