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Sicilia
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Un’edizione speciale per celebrare i dieci anni di “Malamuri” e riflettere sul valore economico e culturale dell’audiovisivo nel Messinese.

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Il cinema che resta: se la Valle del Mela diventa un set a cielo aperto per raccontare la Sicilia vera, c’è un cinema che non ha bisogno dei grandi palazzi romani o dei riflettori di Hollywood per esistere, resistere e, soprattutto, per incidere sul tessuto sociale.
È il cinema che nasce dalla terra, che si nutre dei volti, dei paesaggi e delle contraddizioni dei luoghi in cui affonda le radici. Un esempio lampante di questa resistenza culturale si appresta a prendere vita dal 5 al 10 luglio nel Piazzale San Francesco di San Filippo del Mela, che per sei sere si trasformerà in un’arena cinematografica sotto le stelle in occasione di una speciale edizione dei Sicily Film Awards.
L’occasione è di quelle importanti: i dieci anni di MALAMURI, l’opera diretta da Federico Maio (nella foto) che ha segnato l’inizio di un percorso collettivo. Per l’anniversario, il film tornerà sul grande schermo in una veste completamente restaurata – con nuovo montaggio, nuova color e nuove musiche – quasi a voler chiudere un cerchio e, contemporaneamente, ad aprirne uno nuovo.
L’evento, curato dalla factory cinematografica ventitreesimastrada, non è però una semplice operazione nostalgia. Al contrario, il cartellone di quest’anno (che spazia da L’amore che ho di Paolo Licata alle proiezioni di corti come Blindlove, Bastava solo dirlo, fino alle collaborazioni internazionali con Disney e i lavori didattici realizzati con le scuole medie del territorio) si propone come un vero e proprio manifesto politico e culturale.
La quasi totalità delle opere in programma, infatti, è stata girata tra la provincia di Messina, Milazzo e la Valle del Mela.
Rivedere queste immagini proiettate all’aperto, nello stesso territorio che le ha generate, significa attivare un corto circuito virtuoso tra lo schermo e la realtà.
In un’epoca in cui la Sicilia è spesso usata dalle grandi produzioni globali come uno sfondo da cartolina, l’esperienza dei Sicily Film Awards dimostra che esiste un ecosistema locale capace di produrre cultura in modo autonomo. Non si tratta solo di intrattenimento estivo: investire nel cinema del territorio significa generare economia, creare competenze professionali e, soprattutto, offrire una prospettiva alle nuove generazioni.
Sceneggiatori, registi, tecnici, attori (le serate saranno guidate dal poliedrico Ruben La Malfa) e maestranze locali trovano in queste produzioni un’opportunità concreta per formarsi e lavorare senza essere costretti a ingrossare le file dell’emigrazione intellettuale.
L’invito che quest’anno parte da San Filippo del Mela è rivolto anche alle istituzioni e al mondo delle imprese: guardare alla comunicazione audiovisiva e al cinema non come a un costo o a un lusso effimero, ma come a un formidabile volano di sviluppo economico e identitario. I luoghi, quando vengono raccontati dal cinema, smettono di essere semplice spazio geografico e diventano memoria collettiva, attrazione turistica, orgoglio comunitario.
Mentre fervono i preparativi e si attende il debutto delle serate – arricchite anche dalle anteprime esclusive del nuovo film Rosa, da mostre fotografiche e interventi musicali – la scommessa è già vinta. Per sei notti, la Valle del Mela ricorderà a se stessa e alla Sicilia intera che le storie più potenti sono quelle che nascono proprio sotto il cielo di casa nostra.
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Il cinema che resta: se la Valle del Mela diventa un set a cielo aperto per raccontare la Sicilia vera, c’è un cinema che non ha bisogno dei grandi palazzi romani o dei riflettori di Hollywood per esistere, resistere e, soprattutto, per incidere sul tessuto sociale.
È il cinema che nasce dalla terra, che si nutre dei volti, dei paesaggi e delle contraddizioni dei luoghi in cui affonda le radici. Un esempio lampante di questa resistenza culturale si appresta a prendere vita dal 5 al 10 luglio nel Piazzale San Francesco di San Filippo del Mela, che per sei sere si trasformerà in un’arena cinematografica sotto le stelle in occasione di una speciale edizione dei Sicily Film Awards.
L’occasione è di quelle importanti: i dieci anni di MALAMURI, l’opera diretta da Federico Maio (nella foto) che ha segnato l’inizio di un percorso collettivo. Per l’anniversario, il film tornerà sul grande schermo in una veste completamente restaurata – con nuovo montaggio, nuova color e nuove musiche – quasi a voler chiudere un cerchio e, contemporaneamente, ad aprirne uno nuovo.
L’evento, curato dalla factory cinematografica ventitreesimastrada, non è però una semplice operazione nostalgia. Al contrario, il cartellone di quest’anno (che spazia da L’amore che ho di Paolo Licata alle proiezioni di corti come Blindlove, Bastava solo dirlo, fino alle collaborazioni internazionali con Disney e i lavori didattici realizzati con le scuole medie del territorio) si propone come un vero e proprio manifesto politico e culturale.
La quasi totalità delle opere in programma, infatti, è stata girata tra la provincia di Messina, Milazzo e la Valle del Mela.
Rivedere queste immagini proiettate all’aperto, nello stesso territorio che le ha generate, significa attivare un corto circuito virtuoso tra lo schermo e la realtà.
In un’epoca in cui la Sicilia è spesso usata dalle grandi produzioni globali come uno sfondo da cartolina, l’esperienza dei Sicily Film Awards dimostra che esiste un ecosistema locale capace di produrre cultura in modo autonomo. Non si tratta solo di intrattenimento estivo: investire nel cinema del territorio significa generare economia, creare competenze professionali e, soprattutto, offrire una prospettiva alle nuove generazioni.
Sceneggiatori, registi, tecnici, attori (le serate saranno guidate dal poliedrico Ruben La Malfa) e maestranze locali trovano in queste produzioni un’opportunità concreta per formarsi e lavorare senza essere costretti a ingrossare le file dell’emigrazione intellettuale.
L’invito che quest’anno parte da San Filippo del Mela è rivolto anche alle istituzioni e al mondo delle imprese: guardare alla comunicazione audiovisiva e al cinema non come a un costo o a un lusso effimero, ma come a un formidabile volano di sviluppo economico e identitario. I luoghi, quando vengono raccontati dal cinema, smettono di essere semplice spazio geografico e diventano memoria collettiva, attrazione turistica, orgoglio comunitario.
Mentre fervono i preparativi e si attende il debutto delle serate – arricchite anche dalle anteprime esclusive del nuovo film Rosa, da mostre fotografiche e interventi musicali – la scommessa è già vinta. Per sei notti, la Valle del Mela ricorderà a se stessa e alla Sicilia intera che le storie più potenti sono quelle che nascono proprio sotto il cielo di casa nostra.
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