Mentre il resto del Paese guarda con apprensione le oscillazioni dei mercati energetici internazionali, in Sicilia il prezzo alla pompa sembra seguire una gravità tutta sua. L’Isola si conferma sistematicamente come una delle aree più care d’Italia per benzina e diesel, trasformando ogni pieno in un piccolo salasso per famiglie e imprese. Ma cosa c’è dietro questa “anomalia siciliana”?
Una tempesta perfetta tra logistica e fiscalità
Nonostante la Sicilia ospiti alcuni dei poli di raffinazione più importanti d’Europa, i siciliani paradossalmente non godono di alcun vantaggio competitivo. Al contrario, pagano lo scotto di una logistica complessa. Il carburante, una volta raffinato, deve spesso affrontare percorsi di distribuzione frammentati che, uniti alle carenze infrastrutturali della rete stradale interna, fanno lievitare i costi di trasporto finale.
A questo si aggiunge un meccanismo fiscale che non dà tregua: il riassetto delle accise e l’IVA applicata su prezzi già gonfiati dai costi di trasporto creano un effetto moltiplicatore che penalizza chi, per necessità geografica, è costretto a spostarsi quasi esclusivamente su gomma.
Settori al collasso: dal Tir al peschereccio
L’impatto del caro carburante non si ferma ai soli automobilisti. È una reazione a catena che investe i pilastri dell’economia isolana:
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Autotrasporto: Con oltre l’80% delle merci che viaggia su camion, l’aumento del gasolio si traduce immediatamente in un rincaro del carrello della spesa per tutti i siciliani.
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Agricoltura: I costi per l’irrigazione e la raccolta diventano insostenibili, mettendo a rischio la competitività dei prodotti d’eccellenza, dalle arance ai grani antichi.
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Pesca: Le flotte, da Mazara a Sciacca, restano sempre più spesso in porto. Con il prezzo del gasolio marino alle stelle, il ricavato di una battuta di pesca spesso non copre nemmeno le spese del viaggio.
L’ombra della speculazione
Le associazioni dei consumatori e le sigle di categoria (come CNA Fita e Codacons) denunciano da tempo quello che definiscono un “rincaro ingiustificato”. Il sospetto è che, tra le pieghe della crisi geopolitica globale, si inseriscano dinamiche speculative locali che mantengono i prezzi elevati anche quando le quotazioni del greggio scendono. La richiesta unanime è quella di una maggiore vigilanza da parte delle autorità e di un intervento strutturale (come la “sterilizzazione” delle accise) che riconosca finalmente la condizione di insularità della Sicilia.







