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Sciopero Autotrasporto in Sicilia, la Voce della Protesta: “Imbarchi troppo cari, viaggiare è diventato impossibile”

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Il portavoce del Comitato trasportatori, Salvatore Bella, chiarisce: “Nessun blocco stradale, ma le navi restano cariche. La polizza d’imbarco è aumentata di 600 euro”.

CATANIA – Non si ferma la mobilitazione del comparto dell’autotrasporto legato all’intermodalità in Sicilia. Mentre le città vivono ore di tensione per il timore di restare senza scorte, i rappresentanti del settore hanno indetto una conferenza stampa al Porto di Catania per fare chiarezza sulle modalità e, soprattutto, sulle motivazioni profonde di un fermo che sta paralizzando i principali scali portuali dell’isola.

Il nodo dei costi: +600 euro a viaggio

Al centro della protesta non c’è solo il prezzo del carburante, ma un aumento vertiginoso dei costi vivi legati al trasporto su nave (ro-ro). Salvatore Bella, portavoce regionale del Comitato trasportatori siciliani, ha spiegato con estrema lucidità la situazione di sofferenza in cui versano le imprese: “Ci fermiamo perché non possiamo più andare avanti con il costo della polizza d’imbarco, che ormai ha raggiunto seicento euro in più rispetto a quanto era prima. Non siamo più nelle condizioni di viaggiare.”

Secondo il comitato, queste cifre rendono di fatto nullo il margine di guadagno per le aziende siciliane, costrette a fermarsi per evitare il fallimento.

Una protesta “statica”: liberi i carburanti e i beni di prima necessità

Contrariamente a quanto avvenuto in passate e più accese mobilitazioni, il Comitato ha scelto la linea del rispetto della legalità e della libera circolazione. Un dettaglio fondamentale per rassicurare la cittadinanza:

  • Nessun blocco stradale: Le arterie siciliane restano percorribili.

  • Circolazione libera: Carburanti e beni di consumo possono circolare liberamente su gomma attraverso i vettori che non aderiscono o per le rotte interne.

  • Fermo nei piazzali: La protesta consiste nel non recarsi ai porti per scaricare i semirimorchi dalle navi.

“La nostra è una protesta pacifica,” ha sottolineato con forza Bella. “Non facciamo presìdi, c’è la libera circolazione. Possono passare i carburanti, possono passare tutte le merci. Noi siamo fermi nei nostri piazzali, non andiamo a scaricare le navi.”

Lo scenario: porti blindati dal fermo

Il cuore della logistica intermodale siciliana resta dunque in attesa di segnali concreti dalle istituzioni e dalle compagnie di navigazione. Sebbene le strade siano libere, il mancato svuotamento delle navi commerciali rischia di creare un tappo logistico che, nel lungo periodo, potrebbe comunque ripercuotersi sulla catena di approvvigionamento dell’isola.

La richiesta dei trasportatori è chiara: un intervento immediato per calmierare i costi di imbarco e restituire dignità e sostenibilità economica a un settore vitale per l’economia siciliana.

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Il portavoce del Comitato trasportatori, Salvatore Bella, chiarisce: “Nessun blocco stradale, ma le navi restano cariche. La polizza d’imbarco è aumentata di 600 euro”.

CATANIA – Non si ferma la mobilitazione del comparto dell’autotrasporto legato all’intermodalità in Sicilia. Mentre le città vivono ore di tensione per il timore di restare senza scorte, i rappresentanti del settore hanno indetto una conferenza stampa al Porto di Catania per fare chiarezza sulle modalità e, soprattutto, sulle motivazioni profonde di un fermo che sta paralizzando i principali scali portuali dell’isola.

Il nodo dei costi: +600 euro a viaggio

Al centro della protesta non c’è solo il prezzo del carburante, ma un aumento vertiginoso dei costi vivi legati al trasporto su nave (ro-ro). Salvatore Bella, portavoce regionale del Comitato trasportatori siciliani, ha spiegato con estrema lucidità la situazione di sofferenza in cui versano le imprese: “Ci fermiamo perché non possiamo più andare avanti con il costo della polizza d’imbarco, che ormai ha raggiunto seicento euro in più rispetto a quanto era prima. Non siamo più nelle condizioni di viaggiare.”

Secondo il comitato, queste cifre rendono di fatto nullo il margine di guadagno per le aziende siciliane, costrette a fermarsi per evitare il fallimento.

Una protesta “statica”: liberi i carburanti e i beni di prima necessità

Contrariamente a quanto avvenuto in passate e più accese mobilitazioni, il Comitato ha scelto la linea del rispetto della legalità e della libera circolazione. Un dettaglio fondamentale per rassicurare la cittadinanza:

  • Nessun blocco stradale: Le arterie siciliane restano percorribili.

  • Circolazione libera: Carburanti e beni di consumo possono circolare liberamente su gomma attraverso i vettori che non aderiscono o per le rotte interne.

  • Fermo nei piazzali: La protesta consiste nel non recarsi ai porti per scaricare i semirimorchi dalle navi.

“La nostra è una protesta pacifica,” ha sottolineato con forza Bella. “Non facciamo presìdi, c’è la libera circolazione. Possono passare i carburanti, possono passare tutte le merci. Noi siamo fermi nei nostri piazzali, non andiamo a scaricare le navi.”

Lo scenario: porti blindati dal fermo

Il cuore della logistica intermodale siciliana resta dunque in attesa di segnali concreti dalle istituzioni e dalle compagnie di navigazione. Sebbene le strade siano libere, il mancato svuotamento delle navi commerciali rischia di creare un tappo logistico che, nel lungo periodo, potrebbe comunque ripercuotersi sulla catena di approvvigionamento dell’isola.

La richiesta dei trasportatori è chiara: un intervento immediato per calmierare i costi di imbarco e restituire dignità e sostenibilità economica a un settore vitale per l’economia siciliana.

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