I mezzi pesanti incrociano le braccia da oggi per protestare contro l’impennata dei costi del carburante e l’assenza di risposte dal Governo. Rischio paralisi per i rifornimenti nell’isola.
La Sicilia si prepara a una settimana di fuoco sul fronte dei trasporti. È scattato ufficialmente il fermo nazionale dell’autotrasporto, che nell’isola assume contorni particolarmente critici. Per cinque giorni consecutivi, le sigle sindacali e le associazioni di categoria hanno indetto uno sciopero che punta a paralizzare la circolazione delle merci per accendere i riflettori su una crisi che il settore non riesce più a sostenere.
Le ragioni della protesta: il “caro gasolio” non dà tregua
Al centro della mobilitazione c’è l’aumento incontrollato del prezzo dei carburanti. Secondo i rappresentanti del settore, lavorare in queste condizioni è diventato antieconomico:
- Margini azzerati: Il costo del gasolio incide ormai per oltre il 30% sulle spese di gestione di un’azienda di trasporti.
- Mancanza di ristori: Le imprese lamentano l’insufficienza dei crediti d’imposta e degli aiuti governativi promessi per calmierare i prezzi.
- Specificità siciliana: Per gli autotrasportatori isolani, ai costi del carburante si aggiungono i rincari dei pedaggi autostradali e delle tariffe dei traghetti, rendendo la “continuità territoriale” un miraggio sempre più costoso.
Il blocco di cinque giorni rischia di avere ripercussioni immediate sulla vita quotidiana dei cittadini siciliani. I settori più esposti sono:
- Grande Distribuzione Organizzata (GDO): Possibili rallentamenti nel rifornimento di prodotti freschi (frutta, verdura, latte e carne).
- Carburanti: Le stazioni di servizio potrebbero registrare carenze se le autocisterne non dovessero circolare regolarmente.
- Export: L’agroalimentare siciliano, cuore pulsante dell’economia dell’isola, rischia di vedere i propri prodotti marcire nei magazzini in attesa di essere spediti verso il Nord Italia e l’Europa.
“Non è più una questione di profitto, ma di sopravvivenza,” spiegano dai presidi organizzati presso i principali nodi logistici. “Chiediamo interventi strutturali, non bonus una tantum. Viaggiare oggi significa andare in perdita, e molte piccole imprese familiari sono sull’orlo del fallimento.”
Si prevedono presidi e rallentamenti in corrispondenza dei varchi portuali di Palermo, Catania e Messina, oltre che nei pressi dei principali poli logistici e centri di stoccaggio. Le autorità raccomandano prudenza lungo le arterie autostradali (A19, A18 e A20) per la possibile presenza di cortei di mezzi pesanti a velocità ridotta.
La palla passa ora al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: senza una convocazione urgente e risposte concrete sui crediti d’imposta per il carburante, il fermo potrebbe essere solo l’inizio di una primavera calda per i trasporti siciliani.







