In Memoriam
Vittorio Messori (1941-2026)
Tra i primi scrittori cattolici che ho letto meno che adolescente assetato di risposte, innanzi ad un mondo che congiurava contro la fede, e che è stato capace di rispondere con solidità, fondatezza di fonti e argomentazione e con una prosa lineare, avvincente e bella, vi è stato Vittorio Messori. Mi interessarono soprattutto i tanti suoi articoli tesi a sfatare la leggenda nera anticattolica narrando una storia della Chiesa alternativa alle mistificazioni manualistiche dominanti.
Aveva conosciuto la cultura atea e razionalista, promettente allievo del laicismo e dell’agnosticismo torinese si ritrovò innanzi a Gesù Cristo convertendosi e servendolo nell’impegno culturale soprattutto apologetico (non glielo perdonarono!). Ha cercato di narrare questa sua conversione molti anni dopo in un libro-intervista con Andrea Tornielli dal titolo “Perché credo. Una vita per rendere ragione della fede”.
La sua apologetica mai chiusa, capace di accogliere e sfidare la modernità rappresenta anche un’ottima base per la nuova evangelizzazione. Proprio a Gesù dedicò il suo libro di svolta che reca un titolo umile “Ipotesi su Gesù”, venne molto tempo dopo “Dicono che è risorto” e “Ipotesi su Maria”.
Resta una pietra miliare il Rapporto sulla fede. L’intervista all’allora cardinale Joseph Ratzinger che fece ripartire, in un contesto ecclesiale segnato da equivoci e compromessi con le ideologie moderne (subì anche minacce per questa sua opera dall’interno di settori ecclesiali!), l’autenticità di una fede che diventa cultura, così pure l’intervista a san Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza. E poi tanto altro…
La sera del venerdì santo, lo scorso 3 aprile, il Signore in cui ha sperato e creduto lo ha chiamato a sé.
Alla notizia, mi sono sentito profondamente in debito ma anche molto grato per quanto bene Messori mi ha fatto. La carità non è solo quella del pacco di pasta. Daniele Fazio







