Barba allungata, outfit da british man e un talento straordinariamente italiano. Raphael Gualazzi incanta con il suo pianoforte con cui sembra essere in perfetta simbiosi e l’orchestra del Teatro Vittorio Emanuele diretta da Stefano Nanni.
Le mani di Gualazzi sembrano accarezzare i tasti con gentilezza, intervallati dai momenti più concitati, perché il jazz è così, uno stato d’animo imprevedibile che attraversa tutti i sensi. Lo stile eclettico che contraddistingue l’artista fuoriclasse fonde, magistralmente, jazz, blues, soul e “divertissement”, restituendo al pubblico un tripudio di emozioni. Un teatro gremito, quello di ieri sera 18 marzo, che diligentemente attendeva la fine di ogni performance per potere applaudire senza disturbare l’estasi che coinvolgeva tutti.
La sua voce utilizzata, come strumento complementare che ha accompagnato le maggiorparte delle pieces musicali, ha testimoniato il garbo e l’eleganza di un artista che si sente onorato del calore e della presenza, tra il pubblico, dell’amico siciliano Tony Canto che ha salutato con stima e riconoscenza per aver collaborato alla composizione e arrangiamento di qualche brano. Una statura, non solo fisica (1,90 mt), che denota la generosità di un Gualazzi che emoziona e si emoziona. Passione, empatia e contaminazioni salutate da una standing ovation .







