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Lavoro, la strage infinita: oltre 4.000 infortuni, 10 morti

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Oltre quattromila feriti e dieci morti in soli due mesi di lavoro. Ad avere la peggio, i lavoratori dell’industria, delle costruzioni e i dipendenti dello Stato. Più uomini che donne. La fascia d’età più a rischio: quella dei cinquantenni (quasi uno su quattro). E’ questa la fotografia della “strage” che si ripete in Sicilia, scattata dall’Inail al 28 febbraio scorso sulla base delle denunce presentate all’Istituto.

Rispetto allo stesso periodo – gennaio e febbraio – dello scorso anno, la curva degli infortuni cresce, quella dei morti s’impenna. Nel dettaglio, si contano 4.105 incidenti nel 2026, contro i 3.935 del 2025. Le vittime sono per la maggior parte uomini, 2.610 (2.523 nel 2025), contro 1.495 donne 1.412 un anno fa). Ma il numero di queste ultime risulta ancor più rilevante se si considera che al lavoro se ne contano meno. I morti addirittura raddoppiano: si passa dai 5 dello scorso anno agli attuali 10.

Due delle vittime proprio nel Messinese. Il 9 gennaio un operaio di 69 anni, originario di Avellino, ha perso la vita a Fondachello Valdina, dopo essere precipitato da un’altezza di circa quattro metri nel capannone di un’azienda di laterizi. Il 27 febbraio un 61enne di Condrò è morto incastrato in un macchinario in un’azienda di trasformazione agrumaria di Barcellona Pozzo di Gotto.

Anche il famoso “posto fisso” in Sicilia non sembra essere così sicuro: un incidente su quattro (1.015) riguarda i dipendenti dello Stato, anche se il dato migliora rispetto allo scorso anno (1.065), mentre sono ben 2.864 i casi registrati nel comparto industriale (2.636 nel 2025). Il resto, 226, riguarda il comparto agricolo.

A livello provinciale, oltre la metà degli incidenti sul lavoro si registrano a Catania (1.244 rispetto ai 1.138 di un anno fa) e Palermo (1.024 contro i 908 del 2025). In terza posizione in questa poco invidiabile graduatoria, staccatissima, si piazza Messina con 371 infortuni, ma in controtendenza perché nel 2025 erano stati 458. Ai piedi del podio si piazza Ragusa con 315 casi. Seguono, nell’ordine: Siracusa 286 (314 un anno fa); Agrigento 272 (249 nel 2025); Trapani 269 (280); Caltanissetta 180 (171); Enna 144 (111).

L’emergenza continua, dunque, a dispetto delle roboanti dichiarazioni del mondo politico e sindacale al ripetersi di tragedie spesso annunciate. E non servono neppure gli scioperi di colleghi indignati, mentre le indagini della magistratura vanno troppo spesso per le lunghe e portano a conseguenze assai modeste. Dai primi dati – non ancora definitivi – la situazione appare ancor più grave nel secondo bimestre dell’anno. Dietro ai freddi numeri della strage ci sono vite spezzate, storie, famiglie in lacrime, orfani in difficoltà. Ma la “strage” continua e peggiora. Basti pensare che nel 2025 le denunce di infortunio sul lavoro in Sicilia sono state 25.199 (+3,5% sul 2024) e le morti bianche addirittura 81.

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Oltre quattromila feriti e dieci morti in soli due mesi di lavoro. Ad avere la peggio, i lavoratori dell’industria, delle costruzioni e i dipendenti dello Stato. Più uomini che donne. La fascia d’età più a rischio: quella dei cinquantenni (quasi uno su quattro). E’ questa la fotografia della “strage” che si ripete in Sicilia, scattata dall’Inail al 28 febbraio scorso sulla base delle denunce presentate all’Istituto.

Rispetto allo stesso periodo – gennaio e febbraio – dello scorso anno, la curva degli infortuni cresce, quella dei morti s’impenna. Nel dettaglio, si contano 4.105 incidenti nel 2026, contro i 3.935 del 2025. Le vittime sono per la maggior parte uomini, 2.610 (2.523 nel 2025), contro 1.495 donne 1.412 un anno fa). Ma il numero di queste ultime risulta ancor più rilevante se si considera che al lavoro se ne contano meno. I morti addirittura raddoppiano: si passa dai 5 dello scorso anno agli attuali 10.

Due delle vittime proprio nel Messinese. Il 9 gennaio un operaio di 69 anni, originario di Avellino, ha perso la vita a Fondachello Valdina, dopo essere precipitato da un’altezza di circa quattro metri nel capannone di un’azienda di laterizi. Il 27 febbraio un 61enne di Condrò è morto incastrato in un macchinario in un’azienda di trasformazione agrumaria di Barcellona Pozzo di Gotto.

Anche il famoso “posto fisso” in Sicilia non sembra essere così sicuro: un incidente su quattro (1.015) riguarda i dipendenti dello Stato, anche se il dato migliora rispetto allo scorso anno (1.065), mentre sono ben 2.864 i casi registrati nel comparto industriale (2.636 nel 2025). Il resto, 226, riguarda il comparto agricolo.

A livello provinciale, oltre la metà degli incidenti sul lavoro si registrano a Catania (1.244 rispetto ai 1.138 di un anno fa) e Palermo (1.024 contro i 908 del 2025). In terza posizione in questa poco invidiabile graduatoria, staccatissima, si piazza Messina con 371 infortuni, ma in controtendenza perché nel 2025 erano stati 458. Ai piedi del podio si piazza Ragusa con 315 casi. Seguono, nell’ordine: Siracusa 286 (314 un anno fa); Agrigento 272 (249 nel 2025); Trapani 269 (280); Caltanissetta 180 (171); Enna 144 (111).

L’emergenza continua, dunque, a dispetto delle roboanti dichiarazioni del mondo politico e sindacale al ripetersi di tragedie spesso annunciate. E non servono neppure gli scioperi di colleghi indignati, mentre le indagini della magistratura vanno troppo spesso per le lunghe e portano a conseguenze assai modeste. Dai primi dati – non ancora definitivi – la situazione appare ancor più grave nel secondo bimestre dell’anno. Dietro ai freddi numeri della strage ci sono vite spezzate, storie, famiglie in lacrime, orfani in difficoltà. Ma la “strage” continua e peggiora. Basti pensare che nel 2025 le denunce di infortunio sul lavoro in Sicilia sono state 25.199 (+3,5% sul 2024) e le morti bianche addirittura 81.

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