“Alzati papà”. È la straziante richiesta di un bambino di 11 anni ad un genitore colpito a morte da ragazzi senza anima, né storia.
No, non è un gioco della play, non è una simulazione, è realtà. È il tempo che stiamo attraversando con i nostri limiti, i nostri difetti, le nostre paure. Non più oratori, parchi, risate fra amici; è il momento di dimostrare di essere più forti, più cattivi. I più cattivi di tutti.
Sgomento, incredulità pronti a diventare normalità. Eppure erano i ragazzi della porta accanto, erano quelli che sembravano come tanti altri. Eppure questo mondo continua a girare, mentre un bambino aspetta ancora che suo padre possa alzarsi davanti ai suoi occhi per tornare a giocare.
Il fatto: una tragedia nata da un gesto di civiltà
Queste parole cariche di dolore danno voce al dramma indicibile consumatosi pochi giorni fa a Massa, dove una serata ordinaria si è trasformata in un incubo di violenza cieca. La vittima, un uomo che si trovava in strada con la compagna e il figlio di 11 anni, ha pagato con la vita un semplice gesto di senso civico: aveva chiesto a un gruppo di giovani di smetterla di lanciare bottiglie contro le vetrine dei negozi e i passanti.
La reazione del “branco” è stata immediata e sproporzionata. L’uomo è stato aggredito, accerchiato e pestato a sangue con calci e pugni. Una furia bestiale che non si è fermata nemmeno davanti alle grida dei testimoni, consumandosi interamente sotto gli occhi terrorizzati del figlio piccolo. Mentre il padre giaceva a terra ormai esanime, il bambino gli stringeva la mano, implorandolo di svegliarsi, in un’immagine che ha scosso nel profondo l’intera comunità.
Le forze dell’ordine sono riuscite a individuare e fermare alcuni dei responsabili, giovani spesso descritti come “insospettabili”, ma che in quella notte hanno agito con una ferocia che nulla ha a che fare con la normale convivenza civile. Resta il vuoto incolmabile di una famiglia distrutta e il monito di una società che si scopre sempre più fragile, dove un rimprovero per educare al rispetto può trasformarsi in una condanna a morte.
Dino Prinzivalli







