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Ancora riconoscimenti al Prof  Vincenzo Ursini autore che ha già all’attivo decine di preni  riservati alla narrativa inedita, tra i quali: premio Teseo di Milazzo

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Ancora riconoscimenti al Prof  Vincenzo Ursini autore , già all’attivo decine di premi riservati alla narrativa inedita, tra i quali: premio Teseo di Milazzo.

Con  «La Ritornanza ” – un  romanzo più premiato ai concorsi letterari per opere inedite negli ultimi tre anni. Protagonista è un docente universitario che alla fine della carriera, dopo anni trascorsi al Nord, decide di tornare nel suo paese natale (luoghi, tradizioni e paesaggi richiamano in parte quelli del borgo di Petrizzi). Il ritorno alle radici diventa così una forma di riconciliazione con se stessi, con il proprio passato e con ciò che davvero conta.
La trama del Il libro  è un viaggio che si snoda tra memoria, radici, crepe e fratture dell’anima, tra voci che cercano riscatto e gente laboriosa che trasuda fatica, fame e preghiere. Un romanzo profondo, toccante, dove tutto ha un senso logico e in cui ogni tassello della memoria si ricompone, offrendo un affascinante quadro d’insieme dove la memoria e l’identità s’intrecciano con la forza simbolica della propria terra…» (Francesca Misasicritica letteraria)
È la nostra memoria a definirci? E quanto i ricordi scolpiscono le nostre anime? Per Vincenzo Ursini ricordi e memoria sono i mattoni del nostro essere, i giorni del nostro vivere.
Nella  “ Ritornanza” , Ursini offre al lettore uno spunto di riflessione su questi temi, andando oltre il concetto tout court di “memoria” per arrivare a quello di “radici”, inteso come origine nostra e del mondo così come lo conosciamo.
Alla fine quello che trionfa è l’amore: per la propria terra e le proprie origini, per i genitori e anche per la donna di un tempo, una donna piena di passione, non solo per la politica, ma per la vita stessa. Perché la ritornanza è anche questo: si torna a sé stessi e alle radici che ci hanno permesso di essere chi siamo oggi. (Biancamaria Folino, giornalista e scrittrice)Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Scrive così Cesare Pavese ne La luna e i falò.
A quarant’anni, dopo aver fatto fortuna in America, il “bastardo” Anguilla torna a casa nel suo paese d’origine, da uomo ricco: tutto pare uguale, tutto è cambiato. Non ci sono più le persone che ha amato, per molte la fine è stata dolorosa. La tematica, la linfa che scorre nella narrazione è la memoria, il ricordo delle origini.
Respiriamo la stessa aria ne La Ritornanza di Vincenzo Ursini. In queste pagine, però, le sensazioni del ritorno sono più lievi, malinconiche, ma non struggenti. Così quando i giorni passano e gli anni si accumulano, il bisogno forse è di spogliarsi del superfluo e tornare a cercare le mani callose di un padre andato via troppo presto, il profumo del pane, l’odore di una stalla la mattina presto e l’amore, sì anche l’amore mai dimenticato, solo riposto nelle pieghe dei pensieri. (Alessandra Perottieditor)
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Ancora riconoscimenti al Prof  Vincenzo Ursini autore , già all’attivo decine di premi riservati alla narrativa inedita, tra i quali: premio Teseo di Milazzo.

Con  «La Ritornanza ” – un  romanzo più premiato ai concorsi letterari per opere inedite negli ultimi tre anni. Protagonista è un docente universitario che alla fine della carriera, dopo anni trascorsi al Nord, decide di tornare nel suo paese natale (luoghi, tradizioni e paesaggi richiamano in parte quelli del borgo di Petrizzi). Il ritorno alle radici diventa così una forma di riconciliazione con se stessi, con il proprio passato e con ciò che davvero conta.
La trama del Il libro  è un viaggio che si snoda tra memoria, radici, crepe e fratture dell’anima, tra voci che cercano riscatto e gente laboriosa che trasuda fatica, fame e preghiere. Un romanzo profondo, toccante, dove tutto ha un senso logico e in cui ogni tassello della memoria si ricompone, offrendo un affascinante quadro d’insieme dove la memoria e l’identità s’intrecciano con la forza simbolica della propria terra…» (Francesca Misasicritica letteraria)
È la nostra memoria a definirci? E quanto i ricordi scolpiscono le nostre anime? Per Vincenzo Ursini ricordi e memoria sono i mattoni del nostro essere, i giorni del nostro vivere.
Nella  “ Ritornanza” , Ursini offre al lettore uno spunto di riflessione su questi temi, andando oltre il concetto tout court di “memoria” per arrivare a quello di “radici”, inteso come origine nostra e del mondo così come lo conosciamo.
Alla fine quello che trionfa è l’amore: per la propria terra e le proprie origini, per i genitori e anche per la donna di un tempo, una donna piena di passione, non solo per la politica, ma per la vita stessa. Perché la ritornanza è anche questo: si torna a sé stessi e alle radici che ci hanno permesso di essere chi siamo oggi. (Biancamaria Folino, giornalista e scrittrice)Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Scrive così Cesare Pavese ne La luna e i falò.
A quarant’anni, dopo aver fatto fortuna in America, il “bastardo” Anguilla torna a casa nel suo paese d’origine, da uomo ricco: tutto pare uguale, tutto è cambiato. Non ci sono più le persone che ha amato, per molte la fine è stata dolorosa. La tematica, la linfa che scorre nella narrazione è la memoria, il ricordo delle origini.
Respiriamo la stessa aria ne La Ritornanza di Vincenzo Ursini. In queste pagine, però, le sensazioni del ritorno sono più lievi, malinconiche, ma non struggenti. Così quando i giorni passano e gli anni si accumulano, il bisogno forse è di spogliarsi del superfluo e tornare a cercare le mani callose di un padre andato via troppo presto, il profumo del pane, l’odore di una stalla la mattina presto e l’amore, sì anche l’amore mai dimenticato, solo riposto nelle pieghe dei pensieri. (Alessandra Perottieditor)
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