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San Pietro in Deca di Torrenova, tra ulivi, limoneti e bizantini.

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In una zona collinare immersa tra uliveti centenari ed agrumeti del Comune di Torrenova (un tempo fino al 1984 frazione di San Marco d’Alunzio) si trova una struttura alquanto interessante che supera i mille anni.

Gli antichi abitanti della zona lo chiamavano U Cunvintazzu. Il pregevole manufatto, di origine bizantina, oggi restaurato nella parte esterna, si trova proprio alla fine di una percorso sterrato e in prossimità del torrente Platanà. Faceva parte del monastero di San Pietro di Deca (di cui esistono dei resti) e potrebbe essere una delle due fondazioni dedicate a S. Pietro promosse dall’egumeno Gregorio del S. Filippo di Demenna. Si hanno poche notizie sul complesso. Nel 1131 il monastero era sottoposto all’archimandritato del Santissimo Salvatore di Messina. Nel 1133 governa il monastero un economo nominato dall’archimandrita. Dalle poche notizie pochi emergono si apprende dell’esistenza solo di priori per il secolo XVI. Nel 1556 il monastero è in regime di commenda e l’Abbate viene nominato fino al XVII secolo dalla badessa del SS. Salvatore di S. Marco d’Alunzio.

Due anni dopo, nel 1558, San Pietro di Deca risulta distrutto, in parte o del tutto. In onore di S. Pietro si teneva una fiera, presumibilmente lungo la marina, non lontano dal monastero. In particolare, nel 1585 la fiera/mercato che si teneva nei pressi veniva soppressa per le incursioni barbaresche. Del peculiare complesso, come già detto sopra, rimane una singolare struttura a pianta ottagonale coperta da cupola emisferica. Gli otto prospetti hanno subito numerosi rimaneggiamenti durante i secoli di vita e ciascuno è caratterizzato dalla presenza di un’apertura, monofore che in alcuni casi sembrano intercettare bifore adesso in parte o del tutto cancellate. L’ingresso trova posto nel prospetto di sud-est e immette in un ambiente circolare, che circoscrive un ampio spazio caratterizzato, lungo le pareti, da sette absidi con fornici realizzati in laterizi e posti tutti alla stessa quota. E’ probabile che ciascuna abside fosse affrescata, sia nel catino, sia nella conca absidale. Oggi restano delle piccolissime tracce di intonaco. La tecnica edilizia utilizzata al tempo è formata da assise irregolari di pietrame vario locale e laterizi. Di tanto in tanto si incontrano conci ben squadrati, chiaro segno della presenza di materiale di reimpiego proveniente da strutture limitrofe. Pochissimo ci è dato sapere sulla destinazione dell’edificio e potrebbe trattarsi di un battistero. Va detto che circa 1.500 anni fa i monaci basiliani fondarono un cenobio stabile, sfruttando la posizione strategica tra la costa tirrenica e l’entroterra del Val Demone. L’edificio superstite presenta una forma architettonica rara in Sicilia in quanto ottagonale all’esterno, mentre l’interno è circolare. Sono stati nei primi anni duemila riportati alla luce la chiesa, il cenotafio e alcune parti della necropoli circostante. Presento ai lettori le foto delle struttura, nonché un affresco esistente un altra struttura di San Marco d’Alunzio distante pochi chilometri.

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In una zona collinare immersa tra uliveti centenari ed agrumeti del Comune di Torrenova (un tempo fino al 1984 frazione di San Marco d’Alunzio) si trova una struttura alquanto interessante che supera i mille anni.

Gli antichi abitanti della zona lo chiamavano U Cunvintazzu. Il pregevole manufatto, di origine bizantina, oggi restaurato nella parte esterna, si trova proprio alla fine di una percorso sterrato e in prossimità del torrente Platanà. Faceva parte del monastero di San Pietro di Deca (di cui esistono dei resti) e potrebbe essere una delle due fondazioni dedicate a S. Pietro promosse dall’egumeno Gregorio del S. Filippo di Demenna. Si hanno poche notizie sul complesso. Nel 1131 il monastero era sottoposto all’archimandritato del Santissimo Salvatore di Messina. Nel 1133 governa il monastero un economo nominato dall’archimandrita. Dalle poche notizie pochi emergono si apprende dell’esistenza solo di priori per il secolo XVI. Nel 1556 il monastero è in regime di commenda e l’Abbate viene nominato fino al XVII secolo dalla badessa del SS. Salvatore di S. Marco d’Alunzio.

Due anni dopo, nel 1558, San Pietro di Deca risulta distrutto, in parte o del tutto. In onore di S. Pietro si teneva una fiera, presumibilmente lungo la marina, non lontano dal monastero. In particolare, nel 1585 la fiera/mercato che si teneva nei pressi veniva soppressa per le incursioni barbaresche. Del peculiare complesso, come già detto sopra, rimane una singolare struttura a pianta ottagonale coperta da cupola emisferica. Gli otto prospetti hanno subito numerosi rimaneggiamenti durante i secoli di vita e ciascuno è caratterizzato dalla presenza di un’apertura, monofore che in alcuni casi sembrano intercettare bifore adesso in parte o del tutto cancellate. L’ingresso trova posto nel prospetto di sud-est e immette in un ambiente circolare, che circoscrive un ampio spazio caratterizzato, lungo le pareti, da sette absidi con fornici realizzati in laterizi e posti tutti alla stessa quota. E’ probabile che ciascuna abside fosse affrescata, sia nel catino, sia nella conca absidale. Oggi restano delle piccolissime tracce di intonaco. La tecnica edilizia utilizzata al tempo è formata da assise irregolari di pietrame vario locale e laterizi. Di tanto in tanto si incontrano conci ben squadrati, chiaro segno della presenza di materiale di reimpiego proveniente da strutture limitrofe. Pochissimo ci è dato sapere sulla destinazione dell’edificio e potrebbe trattarsi di un battistero. Va detto che circa 1.500 anni fa i monaci basiliani fondarono un cenobio stabile, sfruttando la posizione strategica tra la costa tirrenica e l’entroterra del Val Demone. L’edificio superstite presenta una forma architettonica rara in Sicilia in quanto ottagonale all’esterno, mentre l’interno è circolare. Sono stati nei primi anni duemila riportati alla luce la chiesa, il cenotafio e alcune parti della necropoli circostante. Presento ai lettori le foto delle struttura, nonché un affresco esistente un altra struttura di San Marco d’Alunzio distante pochi chilometri.

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