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Vulcano tra Rinascita e Allarme: Riaprono i Fanghi, ma la Baia delle Sabbie Nere sta scomparendo

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Mentre il laghetto termale torna ad accogliere i turisti per la stagione 2026, l’erosione costiera spezza in due la storica spiaggia vulcanica. Il grido d’aiuto del nuovo comitato: “Intervenire subito o sarà la fine”.

ISOLE EOLIE – Un inizio di stagione 2026 segnato da sentimenti contrastanti per l’isola di Vulcano. Se da un lato si festeggia il ritorno di uno dei motori economici del territorio, dall’altro la natura presenta un conto salatissimo che minaccia di sfigurare per sempre uno dei luoghi più iconici del Mediterraneo.

Il ritorno dei “Fanghi”: un volano per la destagionalizzazione

Dopo anni di stop forzato, legati a complessi procedimenti giudiziari, il laghetto termale di Vulcano ha finalmente riaperto i battenti. La gestione della “pozza”, situata in località Levante, è affidata alla società “Geoterme”dell’imprenditore Gustavo Conti.

La notizia è stata accolta con entusiasmo da isolani e operatori: il centro termale non è solo un’attrazione mondiale per le sue proprietà curative, ma rappresenta la chiave di volta per il rilancio del turismo fuori stagione. La riapertura promette di riportare migliaia di visitatori anche nei periodi meno affollati, ridando ossigeno all’intera economia eoliana.

Emergenza Sabbie Nere: una baia sfigurata

A pochi passi dal successo del rilancio termale, si consuma però un dramma ambientale. La splendida Baia delle Sabbie Nere, celebre in tutto il mondo per la sua finissima sabbia vulcanica (e visitata fin dal 1961 dalla Regina Elisabetta), è oggi irriconoscibile.

L’erosione costiera ha agito in modo devastante: il mare è avanzato nella zona centrale della baia, separando l’arenile in due tronconi isolati, oggi distanti circa venti metri l’uno dall’altro. Un mutamento morfologico che mette a rischio non solo il paesaggio, ma la sicurezza delle infrastrutture vicine.

La nascita del comitato “Amici delle Sabbie Nere”

Per dare voce all’emergenza è nato il comitato “Amici delle Sabbie Nere”, fondato dall’ingegnere Sergio D’Andrea e composto da cittadini e frequentatori storici dell’isola. Il gruppo ha inviato una formale richiesta di intervento al Sindaco di Lipari, Riccardo Gullo, al Consiglio Comunale e all’Agenzia del Demanio.

Il comitato giudica del tutto insufficiente lo stanziamento di 10.000 euro recentemente previsto dal Comune per il livellamento della sabbia, un intervento che peraltro non può essere effettuato nelle zone ormai sommerse dal mare. “Se non si dovesse intervenire immediatamente con un ripascimento,” denunciano i rappresentanti del comitato, “il rischio che lo stato di arretramento diventi permanente e irreversibile è reale e concreto. Sono in pericolo non solo la spiaggia, ma anche le abitazioni, le strutture ricettive e il vicino pontile.”

La richiesta alle istituzioni

Il comitato chiede che vengano attivate tutte le leve finanziarie disponibili: dai proventi della tassa di sbarco ai fondi destinati al dissesto idrogeologico, fino ai finanziamenti legati al PNRR. La sfida è salvare l’identità di Vulcano prima che il mare cancelli definitivamente uno dei tesori più preziosi delle Eolie.

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Mentre il laghetto termale torna ad accogliere i turisti per la stagione 2026, l’erosione costiera spezza in due la storica spiaggia vulcanica. Il grido d’aiuto del nuovo comitato: “Intervenire subito o sarà la fine”.

ISOLE EOLIE – Un inizio di stagione 2026 segnato da sentimenti contrastanti per l’isola di Vulcano. Se da un lato si festeggia il ritorno di uno dei motori economici del territorio, dall’altro la natura presenta un conto salatissimo che minaccia di sfigurare per sempre uno dei luoghi più iconici del Mediterraneo.

Il ritorno dei “Fanghi”: un volano per la destagionalizzazione

Dopo anni di stop forzato, legati a complessi procedimenti giudiziari, il laghetto termale di Vulcano ha finalmente riaperto i battenti. La gestione della “pozza”, situata in località Levante, è affidata alla società “Geoterme”dell’imprenditore Gustavo Conti.

La notizia è stata accolta con entusiasmo da isolani e operatori: il centro termale non è solo un’attrazione mondiale per le sue proprietà curative, ma rappresenta la chiave di volta per il rilancio del turismo fuori stagione. La riapertura promette di riportare migliaia di visitatori anche nei periodi meno affollati, ridando ossigeno all’intera economia eoliana.

Emergenza Sabbie Nere: una baia sfigurata

A pochi passi dal successo del rilancio termale, si consuma però un dramma ambientale. La splendida Baia delle Sabbie Nere, celebre in tutto il mondo per la sua finissima sabbia vulcanica (e visitata fin dal 1961 dalla Regina Elisabetta), è oggi irriconoscibile.

L’erosione costiera ha agito in modo devastante: il mare è avanzato nella zona centrale della baia, separando l’arenile in due tronconi isolati, oggi distanti circa venti metri l’uno dall’altro. Un mutamento morfologico che mette a rischio non solo il paesaggio, ma la sicurezza delle infrastrutture vicine.

La nascita del comitato “Amici delle Sabbie Nere”

Per dare voce all’emergenza è nato il comitato “Amici delle Sabbie Nere”, fondato dall’ingegnere Sergio D’Andrea e composto da cittadini e frequentatori storici dell’isola. Il gruppo ha inviato una formale richiesta di intervento al Sindaco di Lipari, Riccardo Gullo, al Consiglio Comunale e all’Agenzia del Demanio.

Il comitato giudica del tutto insufficiente lo stanziamento di 10.000 euro recentemente previsto dal Comune per il livellamento della sabbia, un intervento che peraltro non può essere effettuato nelle zone ormai sommerse dal mare. “Se non si dovesse intervenire immediatamente con un ripascimento,” denunciano i rappresentanti del comitato, “il rischio che lo stato di arretramento diventi permanente e irreversibile è reale e concreto. Sono in pericolo non solo la spiaggia, ma anche le abitazioni, le strutture ricettive e il vicino pontile.”

La richiesta alle istituzioni

Il comitato chiede che vengano attivate tutte le leve finanziarie disponibili: dai proventi della tassa di sbarco ai fondi destinati al dissesto idrogeologico, fino ai finanziamenti legati al PNRR. La sfida è salvare l’identità di Vulcano prima che il mare cancelli definitivamente uno dei tesori più preziosi delle Eolie.

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