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Allarme Hantavirus, il punto dell’esperto: «Nessun rischio reale in Sicilia, l’attivazione dei laboratori è pura prevenzione»

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Parla lo specialista in malattie infettive Lorenzo Mondello: focus sul virus Andes, i meccanismi del contagio interumano e l’importanza di una diagnosi tempestiva. «Nessun paragone con il Covid, parliamo di una patologia da importazione. Ma la rete sanitaria siciliana ora è pronta a risposte immediate».

Dottor Mondello, da esperto, come valuta la scelta di attivare preventivamente i laboratori di Palermo e Catania? Esiste un rischio reale e immediato per il nostro territorio o si tratta di pura profilassi?”

Certamente si tratta di pura profilassi, unita all’opportunità di fornire la rete infettivologica  siciliana di due laboratori ospedalieri, uno a occidente e uno a oriente, in grado di processare i campioni, senza più l’obbligo di inviarli a Roma, all’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Quindi, non un rischio reale, ma una misura organizzativa fondamentale per poter dare risposte immediate in caso di necessità, volte sia alla lotta alla possibile diffusione, sia, soprattutto, necessarie ad attivare tempestive iniziative terapeutiche.

“Il virus Andes ha una particolarità che lo differenzia da quasi tutti gli altri Hantavirus: la capacità di trasmettersi da persona a persona e non solo tramite i roditori. Come avviene il passaggio del virus tra esseri umani?”

La malattia da Hantavirus, pur essendo classificata come una zoonosi, perché è una patologia comune agli animali e all’uomo, che si contrae principalmente inalando “aerosol” contaminato da urina, feci o saliva di roditori infetti, tuttavia il virus Andes si diffonde con contagio interumano, per contatto stretto e prolungato con le secrezioni (es. saliva, goccioline respiratorie) di una persona infetta, solitamente all’interno di nuclei familiari o in ambienti sanitari.3) “Dal punto di vista dell’impatto sull’organismo, l’Hantavirus è associato alla Sindrome Polmonare (HPS).

Qual è il meccanismo con cui il virus aggredisce i polmoni e perché può diventare critico in breve tempo?”

Si può a ragione, come in tante altre malattie infettive, sostenere che l’Hantavirus “approfitti” del gap immunologico dell’ospite, per patologie croniche o stati di convalescenza da interventi chirurgici o stati febbrili prolungati. Esso, penetrato per via inalatoria, complice lo stato di depressione immunitaria, si replica alacremente a livello dell’endotelio, membrana che riveste l’interno dei vasi sanguigni. La patogenesi, in definitiva, non deriva dall’azione distruttiva diretta del virus, ma da un’eccessiva risposta citochinica che innesca una vera e propria “cascata” infiammatoria. Questa provoca un’improvvisa aumentata permeabilità vascolare, responsabile dello stravaso di plasma, di
edema polmonare acuto e di shock cardiogeno.

“I sintomi iniziali – febbre, dolori muscolari, stanchezza – ricalcano quelli di una comune influenza. C’è un ‘campanello d’allarme’ specifico o un’evoluzione dei sintomi che deve spingere il medico di base a sospettare l’Hantavirus?”

Intanto, come in ogni approccio clinico, è fondamentale la raccolta dei dati anamnestici (recenti viaggi in aree geografiche a rischio; contatto con persone certamente affette da Hantavirus), ma il dato clinico che deve far sospettare questa patologia è la gravità ab initio della sintomatologia (febbre elevata) e progressivo peggioramento della dispnea per l’ingravescente impegno polmonare e cardiaco.

“Una volta identificato il caso sospetto, la tempestività diagnostica dei laboratori del Policlinico di Palermo e Catania è fondamentale. Esistono terapie antivirali specifiche o la gestione del paziente è prevalentemente di supporto e legata alle cure intensive?”

Al momento non esistono terapie antivirali specifiche, ma cure tempestive di supporto e la precoce azione immunomodulatrice di farmaci antiinfiammatori, può rendere meno infausta la prognosi.

“In conclusione, per rassicurare i lettori ed evitare la psicosi: quali sono le buone pratiche quotidiane di igiene e prevenzione che azzerano il rischio di entrare in contatto con questo e altri virus simili?”

Nelle nostre aree geografiche la malattia da Hantavirus è una patologia di nicchia, certamente non autoctona, ma da importazione. E’ chiaro che, in presenza di un caso acclarato, debbano essere prese in considerazione tutte le misure di contenimento, che comunque, competono alle Autorità sanitarie. In conclusione, è una patologia che nulla ha a che vedere con le caratteristiche di diffusibilità del Covid-19

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Parla lo specialista in malattie infettive Lorenzo Mondello: focus sul virus Andes, i meccanismi del contagio interumano e l’importanza di una diagnosi tempestiva. «Nessun paragone con il Covid, parliamo di una patologia da importazione. Ma la rete sanitaria siciliana ora è pronta a risposte immediate».

Dottor Mondello, da esperto, come valuta la scelta di attivare preventivamente i laboratori di Palermo e Catania? Esiste un rischio reale e immediato per il nostro territorio o si tratta di pura profilassi?”

Certamente si tratta di pura profilassi, unita all’opportunità di fornire la rete infettivologica  siciliana di due laboratori ospedalieri, uno a occidente e uno a oriente, in grado di processare i campioni, senza più l’obbligo di inviarli a Roma, all’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Quindi, non un rischio reale, ma una misura organizzativa fondamentale per poter dare risposte immediate in caso di necessità, volte sia alla lotta alla possibile diffusione, sia, soprattutto, necessarie ad attivare tempestive iniziative terapeutiche.

“Il virus Andes ha una particolarità che lo differenzia da quasi tutti gli altri Hantavirus: la capacità di trasmettersi da persona a persona e non solo tramite i roditori. Come avviene il passaggio del virus tra esseri umani?”

La malattia da Hantavirus, pur essendo classificata come una zoonosi, perché è una patologia comune agli animali e all’uomo, che si contrae principalmente inalando “aerosol” contaminato da urina, feci o saliva di roditori infetti, tuttavia il virus Andes si diffonde con contagio interumano, per contatto stretto e prolungato con le secrezioni (es. saliva, goccioline respiratorie) di una persona infetta, solitamente all’interno di nuclei familiari o in ambienti sanitari.3) “Dal punto di vista dell’impatto sull’organismo, l’Hantavirus è associato alla Sindrome Polmonare (HPS).

Qual è il meccanismo con cui il virus aggredisce i polmoni e perché può diventare critico in breve tempo?”

Si può a ragione, come in tante altre malattie infettive, sostenere che l’Hantavirus “approfitti” del gap immunologico dell’ospite, per patologie croniche o stati di convalescenza da interventi chirurgici o stati febbrili prolungati. Esso, penetrato per via inalatoria, complice lo stato di depressione immunitaria, si replica alacremente a livello dell’endotelio, membrana che riveste l’interno dei vasi sanguigni. La patogenesi, in definitiva, non deriva dall’azione distruttiva diretta del virus, ma da un’eccessiva risposta citochinica che innesca una vera e propria “cascata” infiammatoria. Questa provoca un’improvvisa aumentata permeabilità vascolare, responsabile dello stravaso di plasma, di
edema polmonare acuto e di shock cardiogeno.

“I sintomi iniziali – febbre, dolori muscolari, stanchezza – ricalcano quelli di una comune influenza. C’è un ‘campanello d’allarme’ specifico o un’evoluzione dei sintomi che deve spingere il medico di base a sospettare l’Hantavirus?”

Intanto, come in ogni approccio clinico, è fondamentale la raccolta dei dati anamnestici (recenti viaggi in aree geografiche a rischio; contatto con persone certamente affette da Hantavirus), ma il dato clinico che deve far sospettare questa patologia è la gravità ab initio della sintomatologia (febbre elevata) e progressivo peggioramento della dispnea per l’ingravescente impegno polmonare e cardiaco.

“Una volta identificato il caso sospetto, la tempestività diagnostica dei laboratori del Policlinico di Palermo e Catania è fondamentale. Esistono terapie antivirali specifiche o la gestione del paziente è prevalentemente di supporto e legata alle cure intensive?”

Al momento non esistono terapie antivirali specifiche, ma cure tempestive di supporto e la precoce azione immunomodulatrice di farmaci antiinfiammatori, può rendere meno infausta la prognosi.

“In conclusione, per rassicurare i lettori ed evitare la psicosi: quali sono le buone pratiche quotidiane di igiene e prevenzione che azzerano il rischio di entrare in contatto con questo e altri virus simili?”

Nelle nostre aree geografiche la malattia da Hantavirus è una patologia di nicchia, certamente non autoctona, ma da importazione. E’ chiaro che, in presenza di un caso acclarato, debbano essere prese in considerazione tutte le misure di contenimento, che comunque, competono alle Autorità sanitarie. In conclusione, è una patologia che nulla ha a che vedere con le caratteristiche di diffusibilità del Covid-19

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