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CALCIO. Da Mommio: un sogno chiamato Messina.

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Scoglio, Schillaci, Protti, Dono…
Il profumo delle rose baciate dal sole, unitamente a quello dei geranei sfiorati dal vento di scirocco, fungeva da cornice ad una stagione estiva che in quel di Messina, vedeva tra i protagonisti il Lido di Mortelle, I gelati del Fanalino e gli arancini di Nunnari. Non esisteva il tram e I messinesi, fra una visita alla Fiera Campionaria e una capatina ai Colli Sarrizzo, trascorrevano le loro giornate concedendosi qualche pomeriggio di relax.

Gli anni ottanta stavano per terminare e il calcio nella città dello Stretto era quello vero. Quello dei “bastardi ” di Franco Scoglio, il professore.

Correva precisamente il 1987, il Messina aveva sfiorato la promozione in serie A e l’undici peloritano si apprestava a disputare un nuovo campionato in cadetteria.

Durante un amichevole contro il Cuoio Pelli, compagine militante in serie C2, a distinguersi è un difensore centrale alto e biondo, Stefano Da Mommio, classe 1961. Per il calciatore originario di Piombino, segnalato vanamente nel Torneo delle Regioni da Moggi alla Roma, inizia la favola.

Confermo che fu mister Scoglio a segnalarmi al Messina. Per me e la mia famiglia si coronava un sogno. Accettai con grande entusiasmo l’offerta del presidente Massimino e feci immediatamente i bagagli. Messina è storia ed una delle più importanti città d’italia.
A parlare è proprio Da Mommio e dalla sua voce trapela ancora oggi commozione ed entusiasmo.

Arrivato in città trovai grandi calciatori – continua Da Mommio – fra questi il grande Toto’ Schillaci, un ragazzo umile e dotato di uno spiccato talento. Poi Di Fabio, Mossini, Gobbo e Orati, calciatori che mi diedero la possibilità di crescere sotto il profilo calcistico. Da loro imparai tanto. Per quanto concerne il lato caratteriale, non avevo tanto bisogno, andavo d’accordo con tutti e non trovavo difficoltà a dire quello che pensavo.

Furono tre anni belli, sugli spalti tifosi impareggiabili che ci sostenevano dal primo all’ultimo minuto. Gli spalti del “Celeste” erano sempre pieni e la passione la sentivi sulla pelle.

Ricordo che successivamente arrivarono calciatori del calibro di Cambiaghi, Paolo Done e Protti, un vero fenomeno. Con loro mi frequentavo anche fuori dal campo. Tante soddisfazioni e momenti indimenticabili anche con mister Zeman.

La partita che mi consacrò di fronte al popolo giallorosso fu quella di Coppa Italia giocata contro il Milan stellare. Mi ricordo che affrontai Van Basten e feci un’ottima figura. In quella squadra mi ricordo che c’erano anche campioni come Rijkaard, Gullit, Maldini e Baresi. Una giornata memorabile. I tifosi mi applaudirono a lungo.

Da Mommio continua a raccontare : ” fu quello il viatico per disputare un bel campionato agli ordini di Zeman. Con il mio carattere e le doti atletiche che possedevo, sopperivo ad alcuni limiti tecnici.

A quei tempi giocavamo contro Lazio, Bologna, Udinese, Bari, Genoa, Parma. Era un’altra serie B. Poi il “Celeste ” con i suoi ventimila spettatori quando andava male. Ancora oggi mi viene la pelle d’oca solo a pensarci.

Il fattore che mi inorgoglisce è quello che ancora i tifosi mi ricordano con tanto affetto. Per me è tutto”. Ricordo che quando andai via da Messina, non ero contento. L’evento positivo fu che firmai per il Livorno. Società che mi offri un ottimo contratto e che distanziava ottanta chilometri da casa mia. Quando arrivai disputai il primo anno, poi la squadra non si iscrisse al campionato e rimasi fermo per una stagione.

L’anno successivo ripresi a giocare con loro e fummo promossi sino a raggiungere il calcio professionistico e io diventai capitano di quella squadra.

Tre anni a Livorno, per poi terminare la carriera a trentacinque anni con il Cecina, sempre fra i professionisti.

Si torna, quindi, al presente.
Adesso i tempi sono cambiati- si rammarica Stefano – seguo sempre il Messina. Quest’anno malgrado la penalizzazione eravamo partiti con la giusta marcia, poi qualcosa si è rotto. Spero che tutto si possa risolvere, per ottenere gli obiettivi prefissati. Messina merita realtà diverse, conosce il calcio come pochi e ha una grande tradizione.

Certo, solo con le parole non si fanno risultati, ma bisogna rimboccarsi le maniche e cercare con tutte le forze di risalire la china.
Da quando ho smesso, mi occupo della mia azienda di famiglia. A Messina ci sono tornato diverse volte, anche perché ci ho lasciato il cuore. L’ultima volta sono stato insieme a Toto Schillaci al Museo del Calcio a San Pier Niceto.Siamo stati accolti benissimo e ricordo che I tifosi hanno organizzato in nostro onore una festa nel paese che è durata tutta la serata.

Mi rimangono I ricordi, ma il mio affetto e la mia gratitudine per Messina e I messinesi non avranno mai fine. Li abbraccio tutti, augurandogli di ottenere ciò che sognano.

Stefano Da Mommio saluta con commozione, una città che non ha e lo ha dimenticato, che non è più la stessa, ma che se volge lo sguardo fuori dalla finestra, si accorge che non tutto è da buttare.

 

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Scoglio, Schillaci, Protti, Dono…
Il profumo delle rose baciate dal sole, unitamente a quello dei geranei sfiorati dal vento di scirocco, fungeva da cornice ad una stagione estiva che in quel di Messina, vedeva tra i protagonisti il Lido di Mortelle, I gelati del Fanalino e gli arancini di Nunnari. Non esisteva il tram e I messinesi, fra una visita alla Fiera Campionaria e una capatina ai Colli Sarrizzo, trascorrevano le loro giornate concedendosi qualche pomeriggio di relax.

Gli anni ottanta stavano per terminare e il calcio nella città dello Stretto era quello vero. Quello dei “bastardi ” di Franco Scoglio, il professore.

Correva precisamente il 1987, il Messina aveva sfiorato la promozione in serie A e l’undici peloritano si apprestava a disputare un nuovo campionato in cadetteria.

Durante un amichevole contro il Cuoio Pelli, compagine militante in serie C2, a distinguersi è un difensore centrale alto e biondo, Stefano Da Mommio, classe 1961. Per il calciatore originario di Piombino, segnalato vanamente nel Torneo delle Regioni da Moggi alla Roma, inizia la favola.

Confermo che fu mister Scoglio a segnalarmi al Messina. Per me e la mia famiglia si coronava un sogno. Accettai con grande entusiasmo l’offerta del presidente Massimino e feci immediatamente i bagagli. Messina è storia ed una delle più importanti città d’italia.
A parlare è proprio Da Mommio e dalla sua voce trapela ancora oggi commozione ed entusiasmo.

Arrivato in città trovai grandi calciatori – continua Da Mommio – fra questi il grande Toto’ Schillaci, un ragazzo umile e dotato di uno spiccato talento. Poi Di Fabio, Mossini, Gobbo e Orati, calciatori che mi diedero la possibilità di crescere sotto il profilo calcistico. Da loro imparai tanto. Per quanto concerne il lato caratteriale, non avevo tanto bisogno, andavo d’accordo con tutti e non trovavo difficoltà a dire quello che pensavo.

Furono tre anni belli, sugli spalti tifosi impareggiabili che ci sostenevano dal primo all’ultimo minuto. Gli spalti del “Celeste” erano sempre pieni e la passione la sentivi sulla pelle.

Ricordo che successivamente arrivarono calciatori del calibro di Cambiaghi, Paolo Done e Protti, un vero fenomeno. Con loro mi frequentavo anche fuori dal campo. Tante soddisfazioni e momenti indimenticabili anche con mister Zeman.

La partita che mi consacrò di fronte al popolo giallorosso fu quella di Coppa Italia giocata contro il Milan stellare. Mi ricordo che affrontai Van Basten e feci un’ottima figura. In quella squadra mi ricordo che c’erano anche campioni come Rijkaard, Gullit, Maldini e Baresi. Una giornata memorabile. I tifosi mi applaudirono a lungo.

Da Mommio continua a raccontare : ” fu quello il viatico per disputare un bel campionato agli ordini di Zeman. Con il mio carattere e le doti atletiche che possedevo, sopperivo ad alcuni limiti tecnici.

A quei tempi giocavamo contro Lazio, Bologna, Udinese, Bari, Genoa, Parma. Era un’altra serie B. Poi il “Celeste ” con i suoi ventimila spettatori quando andava male. Ancora oggi mi viene la pelle d’oca solo a pensarci.

Il fattore che mi inorgoglisce è quello che ancora i tifosi mi ricordano con tanto affetto. Per me è tutto”. Ricordo che quando andai via da Messina, non ero contento. L’evento positivo fu che firmai per il Livorno. Società che mi offri un ottimo contratto e che distanziava ottanta chilometri da casa mia. Quando arrivai disputai il primo anno, poi la squadra non si iscrisse al campionato e rimasi fermo per una stagione.

L’anno successivo ripresi a giocare con loro e fummo promossi sino a raggiungere il calcio professionistico e io diventai capitano di quella squadra.

Tre anni a Livorno, per poi terminare la carriera a trentacinque anni con il Cecina, sempre fra i professionisti.

Si torna, quindi, al presente.
Adesso i tempi sono cambiati- si rammarica Stefano – seguo sempre il Messina. Quest’anno malgrado la penalizzazione eravamo partiti con la giusta marcia, poi qualcosa si è rotto. Spero che tutto si possa risolvere, per ottenere gli obiettivi prefissati. Messina merita realtà diverse, conosce il calcio come pochi e ha una grande tradizione.

Certo, solo con le parole non si fanno risultati, ma bisogna rimboccarsi le maniche e cercare con tutte le forze di risalire la china.
Da quando ho smesso, mi occupo della mia azienda di famiglia. A Messina ci sono tornato diverse volte, anche perché ci ho lasciato il cuore. L’ultima volta sono stato insieme a Toto Schillaci al Museo del Calcio a San Pier Niceto.Siamo stati accolti benissimo e ricordo che I tifosi hanno organizzato in nostro onore una festa nel paese che è durata tutta la serata.

Mi rimangono I ricordi, ma il mio affetto e la mia gratitudine per Messina e I messinesi non avranno mai fine. Li abbraccio tutti, augurandogli di ottenere ciò che sognano.

Stefano Da Mommio saluta con commozione, una città che non ha e lo ha dimenticato, che non è più la stessa, ma che se volge lo sguardo fuori dalla finestra, si accorge che non tutto è da buttare.

 

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