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Difendere l’Occidente, anche da Trump

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Le parole reiterate e spropositate del presidente degli Stati Uniti contro Papa Leone XIV e i suoi appelli alla pace e al ritorno alla diplomazia per la risoluzione dei conflitti sono indubbiamente qualcosa di deprecabile. Non solo perché il Pontefice rappresenta un’autorità morale e religiosa mondiale, ma anche perché da un punto di vista politico proietta la più grande democrazia dell’Occidente in una posizione di frattura con l’anima religiosa e culturale più autentica che, piaccia o no, ha strutturato l’Occidente in quanto Magna Europa e ne rappresenta, assieme ad altri pilastri – la filosofia greca e il diritto romano – la ragion dell’essere e il presupposto di ogni suo valore, anche secolarizzato, tra cui la dignità della persona, la libertà, l’uguaglianza.

Dividere questa unità culturale da parte degli Stati Uniti prima o poi si ritorcerà politicamente contro questo Paese stesso. Rifiutare le radici non ha mai portato, anche pragmaticamente a nulla di buono. E l’Unione europea ne è un esempio.

Certamente, Trump non è un cattolico e probabilmente la teologia evangelica che un po’ aleggia attorno alla Casa Bianca ha invisa la stessa figura del Pontefice, chiunque esso sia, vedendo nello Stato e nel Capo di Stato una guida in fondo anche religiosa. Lutero docet.

Tuttavia, il problema morale della pace dovrebbe stare a cuore a tutte le denominazioni cristiane, anche a chi fa della Scrittura una lettura letterale, e non nell’ottica pacifistica ma nell’ordine della realizzazione di un mondo più giusto.

La questione ermeneutica sta proprio nel ruolo che la ragione deve avere in relazione alla mediazione delle Scritture per non scivolare in forme più o meno esplicite di fondamentalismo. La Dottrina sociale della Chiesa ha mostrato nel suo sviluppo di respirare con due polmoni: la fede e la ragione. Ma le denominazioni religiose cristiane, quella ebraica e musulmana vivono la fede come un fideismo e de facto ripudiando la ragione scivolano in un facile fondamentalismo che si riverbera anche in uno squilibrato rapporto tra lo spirituale e il temporale. In questo senso, occorre individuare e studiare i nuovi messianismi secolarizzati dei contesti contemporanei.

Difficilmente le parole di Trump, che escono platealmente dall’ottica conservatrice tradizionale americana, potranno essere dimenticate e “sanate” nel breve periodo, ma ciò non deve far perdere la prospettiva e soprattutto non deve farci ribaltare le posizioni rispetto ad un quadro geopolitico e culturale più ampio.

Gli azzardi di The Donald non incrinano minimamente il fatto che la Repubblica islamica sin dal 1979 tiene un intero popolo in uno stato di ferrera negazione della libertà a cominciare da quella religiosa. L’ottica è quella islamista e quindi di applicazione della shar’ia, ossia un contesto sociale in cui o sei musulmano o altrimenti i diritti di cui puoi godere sono sicuramente limitati se non nulli. Gli uomini, in quelle zone, non sono, tanto per intenderci, tutti uguali.

Se poi pensiamo che questo Stato possa essere in grado anche nell’imminenza di realizzare la bomba atomica e di sganciarla, ad esempio su Israele, considerato “piccolo satana” (gli Usa sono il “grande Satana”), allora il problema si pone, ma non certamente nei termini però della cancellazione della “civilità” evocata dal presidente degli Usa. E tuttavia tra l’Occidente e l’Iran non credo debbano persistere dubbi su cosa scegliere e da quale parte stare. E ciò non vuol dire giustificare gli eccessi di Israele e degli Usa.

Questo quadro sicuramente non è compatibile con i tanti progressisti e wokisti che sono diventati in maniera strumentale papisti, guelfi e neoguelfi. Vi è una saldatura tra quest’ottica di odio interno dell’Occidente e chi lo odia dall’esterno, tra il libertario più esagerato e l’islamista più jihadista.

Tutti con Papa Leone perché è contro Trump. Fino a ieri sostenevano, anche intra ecclesiam, che fosse “freddino”. Saranno altrettanto papisti quando il papa parlerà di questioni antropologiche? “Timeo Danaos et dona ferentes” avvertirebbe il grande poeta pagano Virgilio.

Ma poi siamo così sicuri che la pace di Leone sia quella degli eredi del partito comunista? Ad esempio Papa Leone sostiene che il più grande distruttore della pace sia l’aborto e che la democrazia che non si fonda sulla legge morale naturale diventa una tirannia della maggioranza.

Il magistero della Chiesa, ferma restando la dottrina della guerra giusta presente e ricordata dal Catechismo della Chiesa Cattolica, stante le potenzialità tecnologiche totalmente distruttive raggiunte dall’umanità, almeno da Pio XII, ha assunto, con lo snodo importante della Pacem in terris di san Giovanni XXIII, un atteggiamento di richiamo costante alla priorità della pace, che si realizza nel rispetto della verità, della libertà e della giustizia. Richiamare le esigenze della pace non inficia le dinamiche anche drammatiche in cui un governo può essere chiamato a difendere il proprio popolo aggredito – ed è ciò che da anni sta avvenendo in Ucraina – ma tracciare il fine chiaro che singoli e nazioni devono perseguire. L’alternativa con le armi atomiche e batteriologiche possibili è veramente la cancellazione dell’umanità. Il richiamo è per tutti, non solo per Trump. Parola di Leone XIV.

L’ Occidente se saprà restare unito potrà sopravvivere e contribuire a questo orizzonte di pace. Ad oggi va difeso dai vari fondamentalismi, dall’islamismo, dai regimi autoritari e comunisti superstiti e anche (dagli eccessi) di Donald Trump.

Daniele Fazio.

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Le parole reiterate e spropositate del presidente degli Stati Uniti contro Papa Leone XIV e i suoi appelli alla pace e al ritorno alla diplomazia per la risoluzione dei conflitti sono indubbiamente qualcosa di deprecabile. Non solo perché il Pontefice rappresenta un’autorità morale e religiosa mondiale, ma anche perché da un punto di vista politico proietta la più grande democrazia dell’Occidente in una posizione di frattura con l’anima religiosa e culturale più autentica che, piaccia o no, ha strutturato l’Occidente in quanto Magna Europa e ne rappresenta, assieme ad altri pilastri – la filosofia greca e il diritto romano – la ragion dell’essere e il presupposto di ogni suo valore, anche secolarizzato, tra cui la dignità della persona, la libertà, l’uguaglianza.

Dividere questa unità culturale da parte degli Stati Uniti prima o poi si ritorcerà politicamente contro questo Paese stesso. Rifiutare le radici non ha mai portato, anche pragmaticamente a nulla di buono. E l’Unione europea ne è un esempio.

Certamente, Trump non è un cattolico e probabilmente la teologia evangelica che un po’ aleggia attorno alla Casa Bianca ha invisa la stessa figura del Pontefice, chiunque esso sia, vedendo nello Stato e nel Capo di Stato una guida in fondo anche religiosa. Lutero docet.

Tuttavia, il problema morale della pace dovrebbe stare a cuore a tutte le denominazioni cristiane, anche a chi fa della Scrittura una lettura letterale, e non nell’ottica pacifistica ma nell’ordine della realizzazione di un mondo più giusto.

La questione ermeneutica sta proprio nel ruolo che la ragione deve avere in relazione alla mediazione delle Scritture per non scivolare in forme più o meno esplicite di fondamentalismo. La Dottrina sociale della Chiesa ha mostrato nel suo sviluppo di respirare con due polmoni: la fede e la ragione. Ma le denominazioni religiose cristiane, quella ebraica e musulmana vivono la fede come un fideismo e de facto ripudiando la ragione scivolano in un facile fondamentalismo che si riverbera anche in uno squilibrato rapporto tra lo spirituale e il temporale. In questo senso, occorre individuare e studiare i nuovi messianismi secolarizzati dei contesti contemporanei.

Difficilmente le parole di Trump, che escono platealmente dall’ottica conservatrice tradizionale americana, potranno essere dimenticate e “sanate” nel breve periodo, ma ciò non deve far perdere la prospettiva e soprattutto non deve farci ribaltare le posizioni rispetto ad un quadro geopolitico e culturale più ampio.

Gli azzardi di The Donald non incrinano minimamente il fatto che la Repubblica islamica sin dal 1979 tiene un intero popolo in uno stato di ferrera negazione della libertà a cominciare da quella religiosa. L’ottica è quella islamista e quindi di applicazione della shar’ia, ossia un contesto sociale in cui o sei musulmano o altrimenti i diritti di cui puoi godere sono sicuramente limitati se non nulli. Gli uomini, in quelle zone, non sono, tanto per intenderci, tutti uguali.

Se poi pensiamo che questo Stato possa essere in grado anche nell’imminenza di realizzare la bomba atomica e di sganciarla, ad esempio su Israele, considerato “piccolo satana” (gli Usa sono il “grande Satana”), allora il problema si pone, ma non certamente nei termini però della cancellazione della “civilità” evocata dal presidente degli Usa. E tuttavia tra l’Occidente e l’Iran non credo debbano persistere dubbi su cosa scegliere e da quale parte stare. E ciò non vuol dire giustificare gli eccessi di Israele e degli Usa.

Questo quadro sicuramente non è compatibile con i tanti progressisti e wokisti che sono diventati in maniera strumentale papisti, guelfi e neoguelfi. Vi è una saldatura tra quest’ottica di odio interno dell’Occidente e chi lo odia dall’esterno, tra il libertario più esagerato e l’islamista più jihadista.

Tutti con Papa Leone perché è contro Trump. Fino a ieri sostenevano, anche intra ecclesiam, che fosse “freddino”. Saranno altrettanto papisti quando il papa parlerà di questioni antropologiche? “Timeo Danaos et dona ferentes” avvertirebbe il grande poeta pagano Virgilio.

Ma poi siamo così sicuri che la pace di Leone sia quella degli eredi del partito comunista? Ad esempio Papa Leone sostiene che il più grande distruttore della pace sia l’aborto e che la democrazia che non si fonda sulla legge morale naturale diventa una tirannia della maggioranza.

Il magistero della Chiesa, ferma restando la dottrina della guerra giusta presente e ricordata dal Catechismo della Chiesa Cattolica, stante le potenzialità tecnologiche totalmente distruttive raggiunte dall’umanità, almeno da Pio XII, ha assunto, con lo snodo importante della Pacem in terris di san Giovanni XXIII, un atteggiamento di richiamo costante alla priorità della pace, che si realizza nel rispetto della verità, della libertà e della giustizia. Richiamare le esigenze della pace non inficia le dinamiche anche drammatiche in cui un governo può essere chiamato a difendere il proprio popolo aggredito – ed è ciò che da anni sta avvenendo in Ucraina – ma tracciare il fine chiaro che singoli e nazioni devono perseguire. L’alternativa con le armi atomiche e batteriologiche possibili è veramente la cancellazione dell’umanità. Il richiamo è per tutti, non solo per Trump. Parola di Leone XIV.

L’ Occidente se saprà restare unito potrà sopravvivere e contribuire a questo orizzonte di pace. Ad oggi va difeso dai vari fondamentalismi, dall’islamismo, dai regimi autoritari e comunisti superstiti e anche (dagli eccessi) di Donald Trump.

Daniele Fazio.

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