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Presunte elezioni inquinate, scattano le manette a Forza d’Agrò: il sindaco Miliadò ai domiciliari per associazione a delinquere

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L’inchiesta della Procura di Messina squarcia il velo sulle amministrative del giugno 2024. Ai domiciliari anche due consiglieri e agenti della Municipale: l’accusa è di aver “fabbricato” false residenze per condizionare il voto.

Un risveglio traumatico per la comunità di Forza d’Agrò. Un’imponente operazione dei Carabinieri della Compagnia di Taormina ha fatto scattare all’alba di oggi, 1 aprile 2026, le manette (ai domiciliari) per il sindaco Miliadò e altre figure chiave dell’amministrazione locale. L’ipotesi investigativa della Procura di Messina è pesantissima: un’associazione a delinquere finalizzata alla manipolazione del consenso elettorale attraverso la falsificazione sistematica di atti pubblici.

L’inchiesta: elezioni sotto scacco

Al centro delle indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ci sono le elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024. Secondo gli inquirenti, il risultato che portò al rinnovo del sindaco e del Consiglio Comunale sarebbe stato pesantemente inquinato da un collaudato sistema di residenze fittizie.

L’obiettivo del sodalizio criminale era semplice quanto efficace: registrare come residenti nel borgo persone che in realtà non vi abitavano, al fine di gonfiare artificialmente il bacino elettorale e blindare la vittoria dei candidati coinvolti.

I destinatari delle misure

L’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Messina ha colpito cinque figure istituzionali e operative del Comune:

  • Il Sindaco di Forza d’Agrò (ai domiciliari);

  • Un Consigliere comunale (ai domiciliari);

  • Un Agente della Polizia Municipale (ai domiciliari);

  • Un Ausiliario del traffico (ai domiciliari);

  • Un secondo Consigliere comunale, per il quale è scattato il divieto di dimora.

Oltre a questi provvedimenti restrittivi, l’inchiesta vede coinvolte a vario titolo altre 67 persone, portando il numero complessivo degli indagati a oltre 70.

Il sistema dei “falsi” in atto pubblico

Secondo la ricostruzione dell’accusa, il gruppo agiva con una precisa ripartizione di compiti. Grazie alla complicità di chi doveva vigilare e certificare (vigili e uffici comunali), venivano prodotte numerose attestazioni di residenza mendaci. Si trattava di documenti architettati appositamente per alterare gli equilibri democratici del piccolo centro jonico.

Resta lo shock per una cittadinanza che si trova improvvisamente con i vertici amministrativi decapitati e un’ombra inquietante sulla legittimità dell’ultima tornata elettorale. Nelle prossime ore sono attesi ulteriori dettagli sull’operazione che i Carabinieri di Taormina stanno portando a termine sul territorio.

Intanto, dopo il blitz dei Carabinieri, è arrivato l’atto ufficiale di Palazzo del Governo. Sospesi il sindaco Miliadò e i consiglieri Di Cara e Bondi in base alla Legge Severino.

Non si fermano le onde d’urto del terremoto giudiziario che ha colpito Forza d’Agrò. A poche ore dall’esecuzione delle misure cautelari che hanno scosso il piccolo centro jonico, la Prefettura di Messina ha ufficializzato in data odierna, 1 aprile 2026, la sospensione dalle cariche per i principali esponenti dell’amministrazione comunale.

I destinatari del provvedimento

Il decreto prefettizio, firmato dal Capo di Gabinetto, colpisce direttamente il cuore politico del borgo:

  • Bruno Miliadò, Sindaco (rieletto nel giugno 2024 per il secondo mandato);

  • Emanuele Giuseppe Di Cara, Consigliere comunale;

  • Joseph Bondi, Consigliere comunale.

La decisione è un atto obbligato in applicazione dell’articolo 11, comma 2, del Decreto Legislativo n. 235/2012 (la cosiddetta “Legge Severino”), che impone la sospensione automatica per gli amministratori locali colpiti da misure restrittive della libertà personale.

Le motivazioni e le misure cautelari

La sospensione amministrativa è la conseguenza diretta dell’inchiesta della Procura di Messina su un presunto sistema di false attestazioni di residenza. Secondo l’accusa, sarebbe stata messa in piedi un’associazione a delinquere per alterare il bacino elettorale in vista delle scorse amministrative.

Il quadro cautelare che ha fatto scattare l’intervento della Prefettura prevede:

  • Arresti domiciliari: applicati al sindaco Bruno Miliadò e al consigliere Emanuele Giuseppe Di Cara.

  • Divieto di dimora: disposto nei confronti del consigliere Joseph Bondi.

Il provvedimento formale è stato già trasmesso al Comune di Forza d’Agrò. Con la ricezione dell’atto, la sospensione diventa immediatamente esecutiva, privando l’ente dei suoi rappresentanti eletti coinvolti nell’indagine.

Mentre la giustizia farà il suo corso per accertare le responsabilità penali (nel rispetto del principio di presunzione di innocenza), il Comune si trova ora ad affrontare una fase di profonda incertezza istituzionale, in attesa di capire quali saranno i prossimi passi per garantire la continuità amministrativa.

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L’inchiesta della Procura di Messina squarcia il velo sulle amministrative del giugno 2024. Ai domiciliari anche due consiglieri e agenti della Municipale: l’accusa è di aver “fabbricato” false residenze per condizionare il voto.

Un risveglio traumatico per la comunità di Forza d’Agrò. Un’imponente operazione dei Carabinieri della Compagnia di Taormina ha fatto scattare all’alba di oggi, 1 aprile 2026, le manette (ai domiciliari) per il sindaco Miliadò e altre figure chiave dell’amministrazione locale. L’ipotesi investigativa della Procura di Messina è pesantissima: un’associazione a delinquere finalizzata alla manipolazione del consenso elettorale attraverso la falsificazione sistematica di atti pubblici.

L’inchiesta: elezioni sotto scacco

Al centro delle indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ci sono le elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024. Secondo gli inquirenti, il risultato che portò al rinnovo del sindaco e del Consiglio Comunale sarebbe stato pesantemente inquinato da un collaudato sistema di residenze fittizie.

L’obiettivo del sodalizio criminale era semplice quanto efficace: registrare come residenti nel borgo persone che in realtà non vi abitavano, al fine di gonfiare artificialmente il bacino elettorale e blindare la vittoria dei candidati coinvolti.

I destinatari delle misure

L’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Messina ha colpito cinque figure istituzionali e operative del Comune:

  • Il Sindaco di Forza d’Agrò (ai domiciliari);

  • Un Consigliere comunale (ai domiciliari);

  • Un Agente della Polizia Municipale (ai domiciliari);

  • Un Ausiliario del traffico (ai domiciliari);

  • Un secondo Consigliere comunale, per il quale è scattato il divieto di dimora.

Oltre a questi provvedimenti restrittivi, l’inchiesta vede coinvolte a vario titolo altre 67 persone, portando il numero complessivo degli indagati a oltre 70.

Il sistema dei “falsi” in atto pubblico

Secondo la ricostruzione dell’accusa, il gruppo agiva con una precisa ripartizione di compiti. Grazie alla complicità di chi doveva vigilare e certificare (vigili e uffici comunali), venivano prodotte numerose attestazioni di residenza mendaci. Si trattava di documenti architettati appositamente per alterare gli equilibri democratici del piccolo centro jonico.

Resta lo shock per una cittadinanza che si trova improvvisamente con i vertici amministrativi decapitati e un’ombra inquietante sulla legittimità dell’ultima tornata elettorale. Nelle prossime ore sono attesi ulteriori dettagli sull’operazione che i Carabinieri di Taormina stanno portando a termine sul territorio.

Intanto, dopo il blitz dei Carabinieri, è arrivato l’atto ufficiale di Palazzo del Governo. Sospesi il sindaco Miliadò e i consiglieri Di Cara e Bondi in base alla Legge Severino.

Non si fermano le onde d’urto del terremoto giudiziario che ha colpito Forza d’Agrò. A poche ore dall’esecuzione delle misure cautelari che hanno scosso il piccolo centro jonico, la Prefettura di Messina ha ufficializzato in data odierna, 1 aprile 2026, la sospensione dalle cariche per i principali esponenti dell’amministrazione comunale.

I destinatari del provvedimento

Il decreto prefettizio, firmato dal Capo di Gabinetto, colpisce direttamente il cuore politico del borgo:

  • Bruno Miliadò, Sindaco (rieletto nel giugno 2024 per il secondo mandato);

  • Emanuele Giuseppe Di Cara, Consigliere comunale;

  • Joseph Bondi, Consigliere comunale.

La decisione è un atto obbligato in applicazione dell’articolo 11, comma 2, del Decreto Legislativo n. 235/2012 (la cosiddetta “Legge Severino”), che impone la sospensione automatica per gli amministratori locali colpiti da misure restrittive della libertà personale.

Le motivazioni e le misure cautelari

La sospensione amministrativa è la conseguenza diretta dell’inchiesta della Procura di Messina su un presunto sistema di false attestazioni di residenza. Secondo l’accusa, sarebbe stata messa in piedi un’associazione a delinquere per alterare il bacino elettorale in vista delle scorse amministrative.

Il quadro cautelare che ha fatto scattare l’intervento della Prefettura prevede:

  • Arresti domiciliari: applicati al sindaco Bruno Miliadò e al consigliere Emanuele Giuseppe Di Cara.

  • Divieto di dimora: disposto nei confronti del consigliere Joseph Bondi.

Il provvedimento formale è stato già trasmesso al Comune di Forza d’Agrò. Con la ricezione dell’atto, la sospensione diventa immediatamente esecutiva, privando l’ente dei suoi rappresentanti eletti coinvolti nell’indagine.

Mentre la giustizia farà il suo corso per accertare le responsabilità penali (nel rispetto del principio di presunzione di innocenza), il Comune si trova ora ad affrontare una fase di profonda incertezza istituzionale, in attesa di capire quali saranno i prossimi passi per garantire la continuità amministrativa.

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