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Emergenza Braccialetti Elettronici a Messina: Vertice in Prefettura dopo il Femminicidio Zinnanti

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MESSINA – Scongiurare che l’atroce beffa che ha portato alla morte di Daniela Zinnanti si ripeta. È questo l’obiettivo prioritario del Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato ieri mattina dalla Prefetta Cosima Di Stani. Al centro del tavolo istituzionale, una carenza che è ormai diventata un caso nazionale: la cronica mancanza di braccialetti elettronici, uno strumento che per il killer Santino Bonfiglio sarebbe arrivato, paradossalmente, solo il giorno dopo il delitto.

La tragedia di Daniela Zinnanti: un sistema che ha fallito

La morte della 50enne Daniela Zinnanti, uccisa dall’ex compagno 67enne evaso dai domiciliari, ha messo a nudo le falle di un sistema di controllo che a Messina, così come nel resto d’Italia, viaggia con numeri drammaticamente insufficienti. Bonfiglio era ristretto in casa ma privo del dispositivo di tracciamento; una “libertà” vigilata solo sulla carta che gli ha permesso di colpire mortalmente la donna prima che la tecnologia arrivasse a monitorarlo.

Il “Caso” del piantonamento H24

Oltre alla memoria della tragedia, a spingere per un’accelerazione del vertice (probabilmente già in programma ma anticipato dall’urgenza dei fatti) è stata una recente e singolare decisione di un giudice monocratico di Messina.

Davanti all’impossibilità di reperire un braccialetto elettronico per un imputato destinato agli arresti domiciliari, il magistrato ha disposto il piantonamento h24 da parte delle forze dell’ordine. Una misura “estrema” che ha sollevato non poche criticità: con la cronica carenza di uomini e mezzi che affligge la città, sottrarre agenti dal controllo del territorio per vigilare un singolo detenuto è una soluzione giudicata oggettivamente insostenibile nel lungo periodo.


Le soluzioni sul tavolo del Comitato

Per oltre due ore, i vertici della magistratura e delle forze dell’ordine hanno discusso strategie per gestire il “buco” tecnologico:

  • Mappatura dei dispositivi: Un censimento reale delle unità disponibili e dei tempi di consegna da parte delle società fornitrici.

  • Gestione delle priorità: Criteri più stringenti per l’assegnazione dei pochi dispositivi ai soggetti ritenuti più pericolosi, specialmente nei casi di violenza di genere.

  • Coordinamento uomo-macchina: Ottimizzare l’impiego delle pattuglie per colmare i vuoti lasciati dalla mancanza di sensori elettronici senza paralizzare il servizio di pubblica sicurezza.

Un problema di respiro nazionale

La Prefetta Di Stani ha sottolineato come Messina rappresenti oggi lo specchio di una crisi nazionale. La tecnologia che dovrebbe proteggere le vittime di stalking e violenza domestica si scontra con una burocrazia e una logistica che viaggiano a velocità ridotta. L’impegno uscito dal vertice è quello di monitorare quotidianamente la disponibilità dei kit, affinché la “prossima consegna” non arrivi mai più con ventiquattr’ore di ritardo su una vita spezzata.

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MESSINA – Scongiurare che l’atroce beffa che ha portato alla morte di Daniela Zinnanti si ripeta. È questo l’obiettivo prioritario del Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato ieri mattina dalla Prefetta Cosima Di Stani. Al centro del tavolo istituzionale, una carenza che è ormai diventata un caso nazionale: la cronica mancanza di braccialetti elettronici, uno strumento che per il killer Santino Bonfiglio sarebbe arrivato, paradossalmente, solo il giorno dopo il delitto.

La tragedia di Daniela Zinnanti: un sistema che ha fallito

La morte della 50enne Daniela Zinnanti, uccisa dall’ex compagno 67enne evaso dai domiciliari, ha messo a nudo le falle di un sistema di controllo che a Messina, così come nel resto d’Italia, viaggia con numeri drammaticamente insufficienti. Bonfiglio era ristretto in casa ma privo del dispositivo di tracciamento; una “libertà” vigilata solo sulla carta che gli ha permesso di colpire mortalmente la donna prima che la tecnologia arrivasse a monitorarlo.

Il “Caso” del piantonamento H24

Oltre alla memoria della tragedia, a spingere per un’accelerazione del vertice (probabilmente già in programma ma anticipato dall’urgenza dei fatti) è stata una recente e singolare decisione di un giudice monocratico di Messina.

Davanti all’impossibilità di reperire un braccialetto elettronico per un imputato destinato agli arresti domiciliari, il magistrato ha disposto il piantonamento h24 da parte delle forze dell’ordine. Una misura “estrema” che ha sollevato non poche criticità: con la cronica carenza di uomini e mezzi che affligge la città, sottrarre agenti dal controllo del territorio per vigilare un singolo detenuto è una soluzione giudicata oggettivamente insostenibile nel lungo periodo.


Le soluzioni sul tavolo del Comitato

Per oltre due ore, i vertici della magistratura e delle forze dell’ordine hanno discusso strategie per gestire il “buco” tecnologico:

  • Mappatura dei dispositivi: Un censimento reale delle unità disponibili e dei tempi di consegna da parte delle società fornitrici.

  • Gestione delle priorità: Criteri più stringenti per l’assegnazione dei pochi dispositivi ai soggetti ritenuti più pericolosi, specialmente nei casi di violenza di genere.

  • Coordinamento uomo-macchina: Ottimizzare l’impiego delle pattuglie per colmare i vuoti lasciati dalla mancanza di sensori elettronici senza paralizzare il servizio di pubblica sicurezza.

Un problema di respiro nazionale

La Prefetta Di Stani ha sottolineato come Messina rappresenti oggi lo specchio di una crisi nazionale. La tecnologia che dovrebbe proteggere le vittime di stalking e violenza domestica si scontra con una burocrazia e una logistica che viaggiano a velocità ridotta. L’impegno uscito dal vertice è quello di monitorare quotidianamente la disponibilità dei kit, affinché la “prossima consegna” non arrivi mai più con ventiquattr’ore di ritardo su una vita spezzata.

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