Il GUP del Tribunale di Barcellona dispone il rinvio a giudizio davanti alla Corte d’Assise di Messina. Decade l’ipotesi dell’omicidio colposo: accolta la tesi della Procura.
BARCELLONA POZZO DI GOTTO – Una svolta decisiva segna il caso della morte di Kiseleva, la badante vittima di un episodio di cronaca che ha scosso il territorio barcellonese. Nel primo pomeriggio di ieri, il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Barcellona, Eugenio Fiorentino, ha disposto il rinvio a giudizio per Michelangelo Corica, 60 anni, ex disc jockey.
L’imputato dovrà comparire davanti alla Corte d’Assise di Messina il prossimo 17 giugno, data fissata per l’inizio del dibattimento.
Il braccio di ferro sull’imputazione: da colposo a doloso
Il punto centrale della vicenda giudiziaria risiede nella qualificazione del reato. Nonostante le precedenti indicazioni del Tribunale del Riesame, il GUP ha accolto la richiesta della Procura di Barcellona, diretta dal procuratore Giuseppe Verzera e dalla sostituta procuratrice Veronica De Toni.
Corica dovrà dunque difendersi dall’accusa di omicidio doloso. Si tratta di un ritorno alle contestazioni originarie, dopo una complessa fase cautelare che aveva visto:
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L’intervento della Cassazione: La Suprema Corte aveva annullato con rinvio la misura cautelare.
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La decisione del TdR: Il Tribunale del Riesame di Messina aveva riqualificato il reato in omicidio colposo, portando alla scarcerazione di Corica lo scorso 13 marzo.
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L’impugnazione della Procura: Gli inquirenti hanno fermamente impugnato il provvedimento di annullamento, insistendo sulla volontarietà del gesto e riportando il baricentro dell’accusa sull’omicidio volontario.
Verso la Corte d’Assise
Le indagini preliminari, condotte con rigore dalla Procura, hanno infine convinto il giudice Fiorentino che sussistono gli elementi per un processo di primo grado basato sull’ipotesi di dolo.
La comunità e le parti coinvolte attendono ora l’udienza di giugno, dove la Corte d’Assise di Messina sarà chiamata a fare luce definitiva sulla dinamica della morte della donna e sulle responsabilità del sessantenne barcellonese.







