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La Quadriga di Minerva: un Polo del Novecento per la rinascita di Messina

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Il progetto per la creazione di un polo museale del Novecento tra la Zona Falcata e l’area di Maregrosso rappresenta l’occasione storica per restituire a Messina un ulteriore elemento d’identità culturale forte, utilizzando la Quadriga di Minerva come fulcro di una rigenerazione urbana senza precedenti. L’idea si basa sulla costruzione di un distretto a padiglioni trasparenti che dialogano con il mare, trasformando aree oggi degradate in un “giardino delle arti” dove la scultura monumentale dello scultore Ercole Drei possa finalmente essere ammirata a distanza ravvicinata, protetta dagli agenti atmosferici ma visibile in tutto il suo splendore. Certo, una valida alternativa potrebbe essere l’allestimento di una copia ma proviamo ad immaginare una progettazione che riguardi direttamente l’opera originale.


Per finanziare un’operazione di tale portata, la strategia deve guardare ai fondi strutturali europei e nazionali già attivi. Purtroppo la fonte principale avrebbe potuto essere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), specificamente all’interno della missione dedicata alla rigenerazione di siti storici e culturali, ma purtroppo sono scaduti. Parallelamente, si potrebbe attingere al Programma Regionale FESR Sicilia 2021-2027. Altro canale fondamentale potrebbe essere il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), dove Messina si è già posizionata ai primi posti per progetti di arredo urbano e piazze, fondi che coprirebbero la realizzazione delle infrastrutture e dei padiglioni vetrati.

L’iter tecnico e burocratico per lo spostamento della Quadriga è la parte più delicata del progetto e richiede una sinergia tra il Comune, il Ministero della Giustizia e la Soprintendenza ai Beni Culturali. Il primo passo è la redazione di un progetto di “Restauro e Valorizzazione” che giustifichi la rimozione dell’originale non come un semplice trasloco, ma come una misura di protezione necessaria contro la corrosione salina che danneggia il bronzo e l’alluminio. Una volta ottenuto il nulla osta ministeriale, si procede con una scansione laser 3D ad altissima risoluzione dell’intero gruppo scultoreo mentre è ancora sul tetto del Palazzo di Giustizia. Questi dati digitali servono a creare una copia identica tramite fusione a cera persa o materiali compositi resistenti e leggeri, garantendo che l’estetica del Palazzo Piacentini resti immutata.

L’operazione fisica prevede l’allestimento di un cantiere d’alta quota per il distacco dei quattro cavalli e della biga dal basamento originale. Utilizzando gru telescopiche di grandi dimensioni, i pezzi verrebbero calati e trasportati in sicurezza verso il nuovo padiglione a Maregrosso o nella Zona Falcata. Contemporaneamente, la copia verrebbe issata sul tetto del tribunale, restituendo alla città il suo profilo storico. Nel nuovo padiglione, l’originale verrebbe sottoposto a un restauro “aperto al pubblico” prima di essere collocato definitivamente al centro della sala espositiva, diventando il cuore di un museo che racconta la Messina del ‘900, tra architettura razionalista e avanguardie artistiche, in una cornice di vetro affacciata sullo Stretto.                                                                                Domenico Mazza 

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Il progetto per la creazione di un polo museale del Novecento tra la Zona Falcata e l’area di Maregrosso rappresenta l’occasione storica per restituire a Messina un ulteriore elemento d’identità culturale forte, utilizzando la Quadriga di Minerva come fulcro di una rigenerazione urbana senza precedenti. L’idea si basa sulla costruzione di un distretto a padiglioni trasparenti che dialogano con il mare, trasformando aree oggi degradate in un “giardino delle arti” dove la scultura monumentale dello scultore Ercole Drei possa finalmente essere ammirata a distanza ravvicinata, protetta dagli agenti atmosferici ma visibile in tutto il suo splendore. Certo, una valida alternativa potrebbe essere l’allestimento di una copia ma proviamo ad immaginare una progettazione che riguardi direttamente l’opera originale.


Per finanziare un’operazione di tale portata, la strategia deve guardare ai fondi strutturali europei e nazionali già attivi. Purtroppo la fonte principale avrebbe potuto essere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), specificamente all’interno della missione dedicata alla rigenerazione di siti storici e culturali, ma purtroppo sono scaduti. Parallelamente, si potrebbe attingere al Programma Regionale FESR Sicilia 2021-2027. Altro canale fondamentale potrebbe essere il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), dove Messina si è già posizionata ai primi posti per progetti di arredo urbano e piazze, fondi che coprirebbero la realizzazione delle infrastrutture e dei padiglioni vetrati.

L’iter tecnico e burocratico per lo spostamento della Quadriga è la parte più delicata del progetto e richiede una sinergia tra il Comune, il Ministero della Giustizia e la Soprintendenza ai Beni Culturali. Il primo passo è la redazione di un progetto di “Restauro e Valorizzazione” che giustifichi la rimozione dell’originale non come un semplice trasloco, ma come una misura di protezione necessaria contro la corrosione salina che danneggia il bronzo e l’alluminio. Una volta ottenuto il nulla osta ministeriale, si procede con una scansione laser 3D ad altissima risoluzione dell’intero gruppo scultoreo mentre è ancora sul tetto del Palazzo di Giustizia. Questi dati digitali servono a creare una copia identica tramite fusione a cera persa o materiali compositi resistenti e leggeri, garantendo che l’estetica del Palazzo Piacentini resti immutata.

L’operazione fisica prevede l’allestimento di un cantiere d’alta quota per il distacco dei quattro cavalli e della biga dal basamento originale. Utilizzando gru telescopiche di grandi dimensioni, i pezzi verrebbero calati e trasportati in sicurezza verso il nuovo padiglione a Maregrosso o nella Zona Falcata. Contemporaneamente, la copia verrebbe issata sul tetto del tribunale, restituendo alla città il suo profilo storico. Nel nuovo padiglione, l’originale verrebbe sottoposto a un restauro “aperto al pubblico” prima di essere collocato definitivamente al centro della sala espositiva, diventando il cuore di un museo che racconta la Messina del ‘900, tra architettura razionalista e avanguardie artistiche, in una cornice di vetro affacciata sullo Stretto.                                                                                Domenico Mazza 

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