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Odissea al Papardo: Ingresso principale della cardiologia chiuso da un anno. Disabili costretti alla “scalata”

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MESSINA – Quella che dovrebbe essere un’ordinaria visita di controllo si è trasformata, ancora una volta, in un percorso a ostacoli presso l’ospedale Papardo di Messina. Al centro della polemica c’è la gestione degli accessi alla struttura, che da circa un anno penalizza pesantemente i pazienti più fragili e i loro familiari.

I disabili sono costretti ad affrontare la ripida rampa in salita situata nei pressi dell’ufficio Ticket, per poter accedere ai reparti, dove, tra l’altro,  ci sono pochissimi posti predisposti per il parcheggio dei disabili, pertanto, i familiari dei soggetti fragili sono costretti ad andare alla ricerca di un parcheggio che spesso è molto lontano dall’ingresso.  Un’immagine che descrive perfettamente il disagio quotidiano di chi, non potendo deambulare autonomamente, si scontra con una logistica che sembra aver dimenticato il concetto di accessibilità.

Fino a un anno fa, l’ingresso situato di fronte al Pronto Soccorso, garantiva un accesso diretto e agevole al reparto di Cardiologia. Quella porta, fondamentale per chi deve effettuare controlli di routine e non può percorrere lunghi tragitti a piedi, è stata trasformata in un salottino interno alla struttura, obbligando tutti a un lungo giro esterno.

I rischi del percorso alternativo

La chiusura del varco principale ha sollevato un coro di proteste da parte dei parenti dei degenti. Le critiche si concentrano su diversi punti critici:

  • Pendenza eccessiva: La “rampetta” attuale è faticosa per gli accompagnatori e pericolosa per chi è in carrozzina.

  • Esposizione alle intemperie: Il percorso alternativo si sviluppa lungo una rampa esterna molto lunga. In caso di pioggia o vento forte – condizioni non rare vista la posizione del nosocomio – il tragitto diventa impraticabile e rischioso per la salute dei pazienti già debilitati.

  • Allungamento dei tempi: Quello che prima era un passaggio di pochi metri è diventato un labirinto che mette a dura prova la resistenza fisica di anziani e disabili.

“Non è accettabile che un ospedale pubblico, che dovrebbe abbattere le barriere, ne crei di nuove chiudendo ingressi strategici senza offrire alternative dignitose,” lamentano alcuni familiari.

A fronte di questa situazione, appare necessario e urgente un intervento di chiarimento da parte della Direzione Sanitaria e delle autorità competenti. I cittadini, soprattutto quelli che provengono dalla provincia, che non conoscono tutti gli ingressi dell’ospedale,   chiedono risposte chiare:

  1. Qual è il motivo tecnico o amministrativo che ha portato, un anno fa, alla chiusura dell’ingresso di fronte al Pronto Soccorso?

  2. Esiste un piano di riapertura o, in alternativa, la creazione di un accesso protetto che non costringa i disabili a sforzi fisici proibitivi sotto il sole o la pioggia?

Un ospedale d’eccellenza non si valuta solo dalla qualità delle cure mediche, ma anche dal rispetto e dall’accoglienza che riserva a chi varca la sua soglia nelle condizioni di massima vulnerabilità. Il Papardo, su questo fronte, sembra essere rimasto tristemente “chiuso”.

Rampa esterna non accessibile ai familiari dei disabile, ingresso principale Pronto Soccorso

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MESSINA – Quella che dovrebbe essere un’ordinaria visita di controllo si è trasformata, ancora una volta, in un percorso a ostacoli presso l’ospedale Papardo di Messina. Al centro della polemica c’è la gestione degli accessi alla struttura, che da circa un anno penalizza pesantemente i pazienti più fragili e i loro familiari.

I disabili sono costretti ad affrontare la ripida rampa in salita situata nei pressi dell’ufficio Ticket, per poter accedere ai reparti, dove, tra l’altro,  ci sono pochissimi posti predisposti per il parcheggio dei disabili, pertanto, i familiari dei soggetti fragili sono costretti ad andare alla ricerca di un parcheggio che spesso è molto lontano dall’ingresso.  Un’immagine che descrive perfettamente il disagio quotidiano di chi, non potendo deambulare autonomamente, si scontra con una logistica che sembra aver dimenticato il concetto di accessibilità.

Fino a un anno fa, l’ingresso situato di fronte al Pronto Soccorso, garantiva un accesso diretto e agevole al reparto di Cardiologia. Quella porta, fondamentale per chi deve effettuare controlli di routine e non può percorrere lunghi tragitti a piedi, è stata trasformata in un salottino interno alla struttura, obbligando tutti a un lungo giro esterno.

I rischi del percorso alternativo

La chiusura del varco principale ha sollevato un coro di proteste da parte dei parenti dei degenti. Le critiche si concentrano su diversi punti critici:

  • Pendenza eccessiva: La “rampetta” attuale è faticosa per gli accompagnatori e pericolosa per chi è in carrozzina.

  • Esposizione alle intemperie: Il percorso alternativo si sviluppa lungo una rampa esterna molto lunga. In caso di pioggia o vento forte – condizioni non rare vista la posizione del nosocomio – il tragitto diventa impraticabile e rischioso per la salute dei pazienti già debilitati.

  • Allungamento dei tempi: Quello che prima era un passaggio di pochi metri è diventato un labirinto che mette a dura prova la resistenza fisica di anziani e disabili.

“Non è accettabile che un ospedale pubblico, che dovrebbe abbattere le barriere, ne crei di nuove chiudendo ingressi strategici senza offrire alternative dignitose,” lamentano alcuni familiari.

A fronte di questa situazione, appare necessario e urgente un intervento di chiarimento da parte della Direzione Sanitaria e delle autorità competenti. I cittadini, soprattutto quelli che provengono dalla provincia, che non conoscono tutti gli ingressi dell’ospedale,   chiedono risposte chiare:

  1. Qual è il motivo tecnico o amministrativo che ha portato, un anno fa, alla chiusura dell’ingresso di fronte al Pronto Soccorso?

  2. Esiste un piano di riapertura o, in alternativa, la creazione di un accesso protetto che non costringa i disabili a sforzi fisici proibitivi sotto il sole o la pioggia?

Un ospedale d’eccellenza non si valuta solo dalla qualità delle cure mediche, ma anche dal rispetto e dall’accoglienza che riserva a chi varca la sua soglia nelle condizioni di massima vulnerabilità. Il Papardo, su questo fronte, sembra essere rimasto tristemente “chiuso”.

Rampa esterna non accessibile ai familiari dei disabile, ingresso principale Pronto Soccorso

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