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Torri e racconti. San Marco d’Alunzio e la piana di Torrenova.

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Scritto da ENNIO FIOCCO

Da piccolo amavo i racconti di mio padre. Mi appassionavano e sognavo! Mi parlava anche di Torre Gatto, situata nella piana di Torrenova e dei pirati, del tempio greco di Ercole di San Marco d’Alunzio, della mitologia e della vita rurale del tempo.

Presento ai lettori Torre Gatto, che rappresenta uno dei simboli del Comune torrenovese (che fino al 1984 era frazione del Comune aluntino).

È una delle cinque torri difensive che un tempo esistevano nella marina, edificate sul finire nel XVI secolo, indicata come la “torre nova” o “torre Gatto, dal nome della famiglia proprietaria, edificata su una solida base in leggera scarpata in forma di parallelepipedo, inquadrato da cantonali in pietra perfettamente squadrata. Nel 1583 il vicerè Marco Antonio Colonna nominò Camillo Camilliani architetto militare e quest’ultimo avviò una ricognizione in tutta la costa della Sicilia per rilevare lo stato delle torri esistenti. Il rapporto commissionato dal Senato di Palermo descrive lo stato delle coste, indicando i luoghi da fortificare o presidiare contro le incursioni turche e barbaresche.

Non si dimentichi che dal 1500 al 1830 vennero rapiti circa oltre milione e mezzo di bianchi (uomini donne e bambini) catturati nei territori e lungo le coste del mediterraneo da parte dei pirati e dei corsari, e che soltanto una piccola parte (circa il 15%) venne liberata – dopo lunghi anni di sofferenza – dietro il pagamento del c.d. riscatto con l’ausilio delle confraternite operanti in nel nor Africa.

San Marco d’Alunzio (un tempo denominata Alontion) venne fondata nel IV secolo a.C. dai Greci ed è stato uno dei pochi centri a battere moneta propria. In seguito venne conquistata dai Romani, col concludersi delle Guerre Puniche, e venne proclamata “municipium autonomo” e citata da Plinio e da Cicerone, nel famoso processo contro Verre, il quale imperò in Sicilia e pretese il riscatto in oro e preziosi che venne corrisposto nella piana malarica di Torrenova. Dopi i bizantini, gli arabi e i normanni, nel 1396 il territorio venne concesso ad Abbo Filangeri (di discendenza normanna) per volontà di re Martino di Sicilia e la sua famiglia governò ininterrottamente per secoli fino ai primi del 1800 con la fine del feudalesimo in Sicilia. Poche notizie si hanno su questo periodo anche perché nel 1969 vennero bruciati per dismissione ed errore una mole di documenti antichi accatastati in alcuni scantinati del Comune collinare, come da da una mia ricerca, a seguito di un’interrogazione politica intrapresa al tempo presso la Regione Siciliana.

Ho eseguito delle ricerche presso il British Museun di Londra dove ho rinvenuto una interessante opera eseguita dall’artista-incisore francese Jaques Callot nel 1620, che presento ai lettori. Si tratta di un acquarello di piccole dimensioni che rappresenta un veduta dal mare del paese, realizzato con penna e inchiostro bruno e il contenuto dell’iscrizione così recita. “S. Marco in Sicilia fa 600 fuochi fu sorpresa nell’anno 1619. da otto geleotti di Algieri e Bisenta a vista di sette galeotte omsi galere di Sic/ che erano a Lipari di giorno disegnato il di venticinque 7bre 1620”. In particolare, si intravedono alcune costruzioni sul territorio della marina torrenovese (all’epoca frazione) e in alto si nota la cittadina con il castello dove dimoravano i conti Filangeri.

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Scritto da ENNIO FIOCCO

Da piccolo amavo i racconti di mio padre. Mi appassionavano e sognavo! Mi parlava anche di Torre Gatto, situata nella piana di Torrenova e dei pirati, del tempio greco di Ercole di San Marco d’Alunzio, della mitologia e della vita rurale del tempo.

Presento ai lettori Torre Gatto, che rappresenta uno dei simboli del Comune torrenovese (che fino al 1984 era frazione del Comune aluntino).

È una delle cinque torri difensive che un tempo esistevano nella marina, edificate sul finire nel XVI secolo, indicata come la “torre nova” o “torre Gatto, dal nome della famiglia proprietaria, edificata su una solida base in leggera scarpata in forma di parallelepipedo, inquadrato da cantonali in pietra perfettamente squadrata. Nel 1583 il vicerè Marco Antonio Colonna nominò Camillo Camilliani architetto militare e quest’ultimo avviò una ricognizione in tutta la costa della Sicilia per rilevare lo stato delle torri esistenti. Il rapporto commissionato dal Senato di Palermo descrive lo stato delle coste, indicando i luoghi da fortificare o presidiare contro le incursioni turche e barbaresche.

Non si dimentichi che dal 1500 al 1830 vennero rapiti circa oltre milione e mezzo di bianchi (uomini donne e bambini) catturati nei territori e lungo le coste del mediterraneo da parte dei pirati e dei corsari, e che soltanto una piccola parte (circa il 15%) venne liberata – dopo lunghi anni di sofferenza – dietro il pagamento del c.d. riscatto con l’ausilio delle confraternite operanti in nel nor Africa.

San Marco d’Alunzio (un tempo denominata Alontion) venne fondata nel IV secolo a.C. dai Greci ed è stato uno dei pochi centri a battere moneta propria. In seguito venne conquistata dai Romani, col concludersi delle Guerre Puniche, e venne proclamata “municipium autonomo” e citata da Plinio e da Cicerone, nel famoso processo contro Verre, il quale imperò in Sicilia e pretese il riscatto in oro e preziosi che venne corrisposto nella piana malarica di Torrenova. Dopi i bizantini, gli arabi e i normanni, nel 1396 il territorio venne concesso ad Abbo Filangeri (di discendenza normanna) per volontà di re Martino di Sicilia e la sua famiglia governò ininterrottamente per secoli fino ai primi del 1800 con la fine del feudalesimo in Sicilia. Poche notizie si hanno su questo periodo anche perché nel 1969 vennero bruciati per dismissione ed errore una mole di documenti antichi accatastati in alcuni scantinati del Comune collinare, come da da una mia ricerca, a seguito di un’interrogazione politica intrapresa al tempo presso la Regione Siciliana.

Ho eseguito delle ricerche presso il British Museun di Londra dove ho rinvenuto una interessante opera eseguita dall’artista-incisore francese Jaques Callot nel 1620, che presento ai lettori. Si tratta di un acquarello di piccole dimensioni che rappresenta un veduta dal mare del paese, realizzato con penna e inchiostro bruno e il contenuto dell’iscrizione così recita. “S. Marco in Sicilia fa 600 fuochi fu sorpresa nell’anno 1619. da otto geleotti di Algieri e Bisenta a vista di sette galeotte omsi galere di Sic/ che erano a Lipari di giorno disegnato il di venticinque 7bre 1620”. In particolare, si intravedono alcune costruzioni sul territorio della marina torrenovese (all’epoca frazione) e in alto si nota la cittadina con il castello dove dimoravano i conti Filangeri.

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